E' stato aggiornata la
rassegna stampa al
maggio 2010
Sito aggiornato il 23-4-2010
Grande sentenza
del Tar :
Arriva l'estate e la storia
delle zanzare, temiamo, si ripeterà come ogni anno, intanto però una
sentenza del Tar del 2010 finalmente stabilisce che le risaie in asciutta
sono come le altre colture mais o patate, mentre quelle in sommersione
richiedono fasce di rispetto dalle case. E' la prova legale che le
sommersioni sono causa di insalubrità .... "Ma
la decisione del Tar e' rilevante non soltanto per i risicoltori, ma più
ampiamente per le ripercussioni in campo ambientale perché, ad esempio,
offre una nuova prospettiva di soluzione anche sul fronte del fenomeno
zanzare; infatti, consente di superare, con le coltivazioni -in asciutta-,
una delle cause di esponenziale proliferazione delle larve di insetti.
L'avvocato Ranaboldo espose una tesi fondata su autorevoli e innovativi
studi scientifici internazionali secondo cui la coltivazione del riso -in
asciutta-, non richiedendo allagamenti, e' del tutto paragonabile a
qualsiasi altra coltura, tipo soia o mais, perché necessita solo delle
naturali irrigazioni piovane. In questo modo, dunque, viene meno quel
rischio per la salute pubblica paventato dal legislatore del 1934 che, per
tutelare i pericoli derivanti dal ristagno d'acqua nelle risaie (malaria, in
primis), ne aveva imposto la coltivazione a una certa distanza dalle case,
secondo limiti fissati in specifici regolamenti provinciali."
BALZOLA. SENTENZA DEL TAR Nessun limite di
distanza dalle case per le risaie coltivate ''in asciutta''
Pubblicazione: [11-02-2010, STAMPA,
ALESSANDRIA, pag.55] -
Sezione:
Autore: MOSSANO SILVANA
SILVANA MOSSANO BALZOLA Non serve nessuna
autorizzazione e non si e' tenuti a osservare determinate distanze
dall'abitato per la coltivazione di risaie <<in asciutta>>. Lo stabilisce il
Tar Piemonte nella recente sentenza a chiusura di una causa promossa da un
risicoltore contro il Comune di Balzola. Un pronunciamento che potrebbe dar
corso anche a svolte importanti sul fronte della lotta alle zanzare, la cui
proliferazione e' attribuita, in buona parte, agli allagamenti stagnanti
delle risaie tradizionali. L'agricoltore balzolese aveva impugnato il
provvedimento del 4 maggio 1995 con cui il sindaco pro tempore gli ordinava
di distruggere la sua risaia coltivata <<in asciutta>> in regione Prato
Nuovo; se non avesse ubbidito, sarebbe stata distrutta d'ufficio. Anche
altri colleghi vercellesi, in quel periodo, avevano ricevuto dai rispettivi
sindaci identici ordini perentori. A tutela dei propri interessi, i
risicoltori si rivolsero all'avvocato casalese Carlo Ranaboldo, il quale,
impugnati i provvedimenti sindacali, ottenne dal Tar prima la sospensiva
bloccando l'ordine di distruzione e, successivamente, il pronunciamento
favorevole nel merito. La prima sentenza della serie risale gia' al 1995,
via via seguirono le altre, tra cui quella dei giorni scorsi a favore del
balzolese. Un verdetto pilota per la giurisprudenza in materia che ha
spalancato una porta chiarificatrice nei successivi contenziosi. Ma la
decisione del Tar e' rilevante non soltanto per i risicoltori, ma piu'
ampiamente per le ripercussioni in campo ambientale perche', ad esempio,
offre una nuova prospettiva di soluzione anche sul fronte del fenomeno
zanzare; infatti, consente di superare, con le coltivazioni <<in asciutta>>,
una delle cause di esponenziale proliferazione delle larve di insetti.
L'avvocato Ranaboldo espose una tesi fondata su autorevoli e innovativi
studi scientifici internazionali secondo cui la coltivazione del riso <<in
asciutta>>, non richiedendo allagamenti, e' del tutto paragonabile a
qualsiasi altra coltura, tipo soia o mais, perche' necessita solo delle
naturali irrigazioni piovane. In questo modo, dunque, viene meno quel
rischio per la salute pubblica paventato dal legislatore del 1934 che, per
tutelare i pericoli derivanti dal ristagno d'acqua nelle risaie (malaria, in
primis), ne aveva imposto la coltivazione a una certa distanza dalle case,
secondo limiti fissati in specifici regolamenti provinciali. E, in piu',
richiedeva una preventiva autorizzazione rilasciata dai sindaci. Venendo
meno, con il metodo in asciutta, il pericolo derivante dalla stagnazione -
dice il Tar -, non ha piu' ragione d'essere ne' la distanza dalle abitazioni
ne' l'autorizzazione del sindaco.

In attesa delle
zanzare pubblichiamo l'estratto (tradotto) di una ricerca condotto dal dott. Talbalaghi sulla capacità delle specie locali di zanzare di trasmettere
malattie quali la chikungunya e il
dengue. Per chi volesse accedere al testo completo (in inglese) oltre che
andare sul sito
http://www.zanzare.eu/pdf/Talbalaghi_Italy_2010.pdf
riportiamo il
testo completo.
Estratto. La
zanzara di tigre asiatica Aedes albopictus (Skuse) (Diptera:
Culicidae), originaria dell’Asia del sud-est, ha esteso la sua distribuzione
geografica per invadere nuoveregioni a clima temperato e tropicale. Questa
specie si intodusse nel 1990 ad Italia ed è divenuta da allora la principale
infestante in ambito urbano.
Fu individuata come il principale vettore
nella prima epidemia a livello europeo di chikungunya (CHIKV) nella
provincia di Ravenna (Italia) nel 2007. Questo epidemia fu associata con la
chikungunya E1-226V, trasmessa dalla Ae. albopictus. La diffusione
dell’epidemia in un paese temperato ci ha indotto a stimare il potenziale
della Ae. albopictus per trasmettere il CHIKV e virus di dengue (DENV),
e determinare la suscettibilità a CHIKV delle altre specie di zanzare
presenti in Italia settentrionale. Infezioni sperimentali hanno dimostrato
che l’Ae. Albopictus presenta alti livelli di trasmissione delle
infezioni per CHIKV (75,0% in Alessandria; 90,3% in San Lazzaro di
Alessandria) e minime
percentuali di trasmissione delle infezione per il DENV-2 (14,3% in San
Lazzaro; 38,5% in Alessandria). Inoltre, Ae. albopictus è capace
di raggiungere un alto livello di moltiplicazione virale, con CHIKV rilevabile
nelle ghiandole salivali a due giorni dall’infezione. Insieme alle altre tre
specie di zanzara anopheles maculipennis Meigen, Aedes vexans
vexans (Meigen) and Culex pipiens L., mostra una variabile
suscettibilità ad infettare con CHIKV, fra 0% -7,7% e 0-33%,
rispettivamente. Queste informazioni sulla capacità vettoriali sono
cruciali nello stimare il rischio di un scoppio di CHIKV o DENV in Italia.