Arbovirus

ARBOVIRUS che si sta facendo ?

 

E parliamo un po’ di virus, ovviamente di un particolare tipo di virus, quelli trasmessi dalle zanzare. Questi virus danno luogo a malattie infettive in particolare le cosiddette malattie da arboviris  nome che deriva da arthropod-borne virus ossia virus trasmessi dagli artropodi (le zanzare sono appunto artropodi ma anche pappataci (flebotomi) e zecche ).

 

Si tratta di patologie che assumono varie forma, i cui sintomi caratteristici sono l'encefalite e l'emorragia, ma più spesso si estrinsecano solo con una febbre aspecifica. Tutti questi virus mostrano una attrazione per i piccoli vasi e per il sistema nervoso centrale. L'incubazione dura da 7 a 10 giorni; successivamente si manifesta all'improvviso febbre elevata, cefalea, dolori e malessere generale, che persistono per 2-3 giorni. La malattia può regredire spontaneamente o evolvere verso un quadro clinico distinto per ogni virus. Il quadro clinico classico ad esempio delle sindromi dengue e sindromi correlate è caratterizzato da eritema maculare, poliadenopatia (disturbo delle ghiandole) e piccole emorragie; in seguito i sintomi regrediscono spontaneamente.

 

I medici di base, a cui per primi si rivolgono coloro che sentono questi  sintomi, non essendo specializzati in malattie tropicali, facilmente li confondono con qualche tipo di influenza, allergie o malattie da stress. 

 

Un approccio scientifico richiederebbe invece una indagine accurata fatta su grande scala al fine di comprendere l’origine di detti sintomi. Dove ciò è stato fatto si sono avute sorprese, da molti anni infatti le malattie da arbovirus si stanno diffondendo dai Paesi tropicali verso quelli a clima temperato specialmente in anni in cui si riscontra un generale innalzamento della temperature in tutto il pianeta unitamente all’aumento della circolazione delle merci e delle persone notoriamente vettori che trasportano insetti a loro volta portatori di virus. Ma mentre in Paesi confinanti come Francia, la Svizzera oltre a numerosi altri Paesi europei si rilevano presenze di virus in persone e animali, in Italia poco o nulla viene segnalato.

Non ci è dato sapere se indagini e ricerche in questo ambito vengono fatte dalle istituzioni sanitarie ai diversi livelli, e fortunatamente non danno risultati preoccupanti di diffusione dei virus, oppure semplicemente dette ricerche non vengono fatte.

 

Abbiamo trovato comunque un atto della regione Emilia Romagna che  istituisce un piano di sorveglianza (allegato) che prevede una serie di obiettivi specifici :

1) Costituzione strutturata della rete permanente di operatori addestrati alla gestione, manutenzione e adeguamento del Sistema di sorveglianza.

2) Individuazione delle priorità così da consentire la selezione dei vettori e degli agenti patogeni da inserire nel Sistema di sorveglianza; sulla base di queste priorità il progetto verrà modulato tenuto conto delle risorse assegnate.

3) Sorveglianza entomologica di alcuni vettori

4) Sviluppo di metodiche diagnostiche per la rilevazione di un set di arbovirus agenti di zoonosi negli insetti vettori (zanzare)

5) Progettazione e realizzazione di un sistema di sorveglianza regionale sulla Leishmaniosi (vettore, serbatoio e uomo)

6) Miglioramento della raccolta di dati clinici ed epidemiologici sulle patologie umane da arbovirus

 

Non ci risulta che in Piemonte e Lombardia regioni in cui la presenza di condizioni ancor più favorevoli alla moltiplicazione e diffusione delle zanzare dovuta alla presenza delle risaie in sommersione alternata si stiano facendo analoghe ricerche.

Riteniamo sarebbe “cosa buona, giusta e …. fonte di salvezza” avviare queste ricerche, non certo per fare dell’allarmismo ma semplicemente perché vi sono evidenti condizioni ambientali ed esperienze in altri Paesi europei che ci dicono sussistere le condizioni per la presenza e diffusione di tali malattie.

 

In questo senso il 26 luglio presso l’EMCA di Alessandria si è tenuta una conferenza proprio sulla WNF (Febbre del Nilo Occidentale) che ha evidenziato, fra l’altro, una carenza di dati e informazioni su dette malattie. Il relatore dell’EMCA del Portogallo ha invece descritto come tali monitoraggi siano anche in quel Paese ormai una prassi acquisita. Si tenga presente che per questa malattia che viene trasmessa anche dagli uccelli l’Italia e la pianura Padana, si trovano sulle principali rotte migratorie provenienti dall’Africa, e a Genova vi è uno dei più grandi porti del Mediterraneo dove vengono scaricati ogni anno milioni di containers di merci di ogni tipo provenienti da tutto il mondo  che possono facilmente trasportare insetti infetti.

 

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Entriamo un po’ nel merito di dette malattie:

 

MALATTIE DA ARBOVIRUS

 

Tratto da

 

 

Direzione Generale Sanità - Servizio Veterinario Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna - Osservatorio Epidemiologico Veterinario Regionale - Via Bianchi, 9 - 25124 Brescia

 

Gli arbovirus trasmessi da zanzare

Parlando di questi agenti patogeni non si vuole trascurare il ruolo dei plasmodi malarici, delle microfilarie o dei tripanosomatidi, bensì gettare un po’ di luce in un campo complesso in continua evoluzione sul nostro pianeta. I flavivirus sono tra i più rappresentativi della categoria e la loro pericolosità è connessa alla grande varietà di vettori e serbatoi che sono in grado di utilizzare (tab. 1). La Febbre Gialla (YF), originaria dell’Africa si è diffusa in Sud America, ma è sporadicamente comparsa in alcuni porti del Nord America e dell’Europa, trasportata da esemplari di Aedes aegypti, che sono stati in seguito eliminati dal rigore del clima. La Dengue (DEN), che annovera tra i suoi principali vettori Ae. aegypti e proprio Ae. albopictus, è presente in Africa, America Centrale e Meridionale, isole dei Caraibi, India, Indocina, Sud Est Asiatico e si sta ulteriormente diffondendo: da ricordare la grande epidemia in Grecia e Tunisia sostenuta da Ae. Aegypti registrata nel 1927. L’Encefalite Giapponese (JE), molto studiata dai ricercatori statunitensi subito dopo la seconda guerra mondiale, notevolmente diffusa in Asia, da Giappone, Corea, Cina, Filippine e Indocina, si è spinta a Sud fino all’Australia e ad Ovest fino ad India, Nepal e Pakistan; é trasmessa da diverse specie di zanzare, molte delle quali sono tipiche delle risaie. In diversi stati europei, e anche in Italia sono segnalati ogni anno casi importati sia di Dengue sia di Encefalite Giapponese, cioè casi di turisti infettatisi durante un viaggio, che manifestano la malattia nel paese di provenienza. La Febbre del Nilo Occidentale (West Nile), globalmente diffusa e l’unica oggetto di un piano di monitoraggio nazionale, è assurta alle cronache per la sua recente ed inaspettata comparsa a New York e si sta diffondendo in America Settentrionale e Centrale. Segnalata in Italia nel 1998, recentemente ha interessato (con vere e proprie epidemie) il territorio russo (1999) e la Romania (1996), ma le positività sierologiche percorrono quasi tutta l’Europa, Italia compresa. Un virus africano, molto simile alla WN, l’Usutu virus, è stato segnalato nel 2004 in Austria e nel 2006 in Svizzera, dove ha provocato una anomala mortalità nei merli; anche l’Encefalite di St. Louis, endemica negli USA ed in Canada, ha fatto capolino in Argentina; strettamente correlato a questo virus è il Rocio virus, diffuso in Brasile. Tipici dell’Australia sono invece il virus dell’Encefalite della valle del Murray ed il virus Kunjin. Per entrambi questi virus il vettore principale è la specie Culex annulirostris. Tra i flavivirus vanno ricordati anche quello della Meningoencefalomielite Israeliana del Tacchino ed il Bagaza virus. Gli alphavirus sono arbovirus che generalmente hanno i loro serbatoi naturali negli uccelli e nei piccoli mammiferi, mentre gli uomini e gli animali domestici sono ospiti di dead - end (tab. 1). Agli alphavirus appartiene il virus Chikungunya che è diventato famoso dopo aver provocato, nel 2005, un’epidemia nelle Isole dell’Oceano Indiano. Esso comunque interessa da tempo vaste aree dell’ Africa e del Sud Est Asiatico e rappresenta un rischio attuale per la popolazione in Indonesia ed in Congo. Diverse decine ogni anno sono i casi di turisti che rientrano in Europa malati dopo una vacanza nelle zone in cui questa infezione è diffusa. Dati dell’ECDC (European Center of Disease Control) segnalano l’importazione di 307 casi in Francia dal 1 Aprile 2005 al 28 Febbraio 2006 e, nello stesso periodo, simili sono stati riportati in Germania, Francia, Gran Bretagna, Spagna, Svizzera ed anche in Italia. Questo dato fa temere l’introduzione del virus nel nostro continente, visto che Ae. albopictus è un vettore della malattia. A questo genere appartengono anche i virus della Encefalite equina venezuelana, dell’Encefalite equina dell’est e dell’Encefalite equina dell’ovest; questi tre virus sono fra le più diffuse cause di encefalite nelle Americhe e presentano cicli molto simili nei quali intervengono diverse specie di zanzare: un ciclo enzootico, coinvolgente animali selvatici, sostenuto da una unica specie di zanzara, mentre altre specie di culicidi, con diverse preferenze alimentari, possono introdurre il virus in un ciclo epizootico e infettare anche l’uomo. Il Mayaro virus è diffuso solo in Sud America. Il Ross River virus è endemico in Australia e Papua Nuova Guinea; il meno comune Barmath Forest virus è presente solo in Australia. Il virus O’nyong nyong è trasmesso da Anopheles spp. In Africa. Un altro alphavirus abbastanza noto, segnalato anche in Italia una tantum, è il Sindbis virus (SINV). Di origine Africana, provoca saltuariamente poliartriti e dermatiti in Scandinavia, dove viene trasportato da uccelli migratori; è presente anche in Asia ed Australia. I rappresentanti dei Bunyavirus risultano abbastanza comuni in Europa e sono frequenti i rilevi di sieropositività nelle popolazioni (tab. 1). Le recenti alluvioni nei paesi dell’Est e il conseguente proliferare di zanzare hanno spinto i ricercatori a testare i residenti trovando molti riscontri positivi. Il più comune è senz’altro il Tahyna virus (appartenete al gruppo dei virus californiani tra cui viene annoverato anche il virus dell’Encefalite La Crosse che, oltre all’uomo, infetta anche svariate specie di animali domestici e selvatici ed ha come vettore soprattutto Ae. vexans. Il rinvenimento del virus Uukuniemi non desta invece preoccupazioni, in quanto non risulta essere patogeno per la specie umana. Alla stessa “famiglia” appartiene il Potosi virus, isolato negli Stati Uniti, ma anche il Batai virus (BATV), sulla cui diffusione in Europa è difficile esprimersi a causa dei pochi dati disponibili. Dopo una rapida citazione dell’Inkoo virus, rinvenuto nei paesi scandinavi, la nostra attenzione va doverosamente al virus della Febbre della valle del Rift (RVF), che si distingue da tutti gli altri per il suo potere patogeno anche nei confronti dei ruminanti domestici e per la sua capacità di trasmettersi all’uomo anche mediante contatto o ingestione di liquidi biologici. Tipicamente africano (è in corso in Kenia un’epidemia di questa malattia, che, fra il dicembre del 2006 e il gennaio del 2007, ha provocato 150 vittime), ha recentemente interessato la penisola arabica e minaccia l’Iraq.

Tabella 1. Tabella riassuntiva dei principali arborvirus diffusi su scala globale con riferimento alle specie vettrici di culicidi, agli ospiti serbatoio e alla diffusione  

Virus

Specie vettrici principali

Ospiti serbatoio

Diffusione

Alphavirus

 

 

 

Chikungunya

Aedes aegypti, Ae.albopictus, Aedes spp., Culex spp., Mansonia africana

primati, pipistrelli

Africa sub-Sahariana, Sud est asiatico, Sri Lanka, India

Mayaro virus

Haemagogus janthinomyus

?

Sud America

Encefalite equina venezuelana

Culex spp.

roditori, equini

Americhe

Encefalite equina dell'est

Culiseta melanura (ciclo selvatico)

volatili

Americhe

Encefalite equina dell'ovest

Culiseta tarsalis (ciclo selvatico), Ochlerotatus spp.

volatili, lagomorfi

Americhe

Ross River virus

Ochlerotatus vigilax, O.camptorhynchus,
Culex annulirostris

mammiferi in particolare marsupiali

Australia, Isole del Pacifico

Bermah Forest virus

Ochlerotatus vigilax, O.camptorhynchus,
Culex annulirostris

mammiferi

Australia

O'nyong nyong

Anopheles funestus,
A.gambiae

?

Africa sub-Sahariana

Sindbis

Culex spp, Culiseta spp., Aedes spp.

volatili

Europa, Africa, Asia Minore, Sud Asia, Australia 

Flavivirus

 

 

 

Encefalite giapponese

Culex tritaeniorhynchus, Culex spp.

volatili, maiale

Asia

West Nile

Culex spp.

volatili, cavalli, cammelli

tutto il mondo

Usutu

Culex spp.

volatili

Africa, Europa

Encefalite St. Louis

Culex spp.

volatili

Americhe

Encefalite della Murray Valley

Culex annulirostris

volatili

Australia, Nuova Guinea

Kunjin

Culex annulirostris

volatili

Australia, Nuova Guinea

Rocio virus

Ochlerotatus scapularis,
Psorophora ferox

?

Brasile

Dengue

Aedes aegypti, Ae.abopictus, Aedes spp.

uomo

Africa, Americhe, Asia

Febbre gialla

Aedes aegypti, Aedes spp.

primati

Africa, America centro-meridionale

Bunyavirus

 

 

 

Rift Valley

Aedes spp.,Ochlerotatus spp.*, Culex spp., Mansonia spp.

mammiferi in particolare ovini e bovini

Africa

Encefalite LaCrosse

Ochlerotatus triseriatus

roditori

Nord America

Tahyna

Aedes vexans, Aedes spp., Ochlerotatus spp.

lagomorfi

Europa

Inkoo

Aedes spp., Ochlerotatus spp.

?

Nord Europa

Batai

Anopheles spp.

mammiferi

Europa

Potosi virus

Aedes spp., Anopheles spp.

ungulati

Nord America

       *Ochlerotatus è formalmente un sottogenere di Aedes             

Epidemiologia degli arbovirus

Un recentissimo studio inglese dà per scontata la presenza di West Nile, Usutu, Sindbis e Tahyna virus nelle isole britanniche (la circolazione dei primi tre è stata dimostrata proprio nel 2006), mentre paventa l’introduzione di YF, DEN, Bagaza e Chikungunya, nonché di RVF (tramite animali domestici).

I fattori di rischio individuati sono molteplici: l’aumento delle movimentazioni di persone (militari compresi), animali, piante ed artropodi, l’incremento di eventi ricreativi all’aria aperta, la diminuzione degli interventi sistematici di lotta agli insetti, la deforestazione e l’antropizzazione, le alluvioni ed i cambiamenti climatici. I cicli epidemiologici degli arbovirus, che hanno come vettori varie specie di zanzare sono molto complessi.

Fondamentalmente esistono cicli urbani o rurali in cui l’uomo stesso è amplificatore del virus e culicidi antropofili fanno da vettori (Dengue urbana, Febbre gialla e Chikungunya); d’altro canto esiste il cosiddetto saltuario “spillover”, che dal ciclo selvatico trasporta il virus all’uomo tramite zanzare “ponte” cioè avvezze a pungere sia l’uomo che gli animali (soprattutto volatili), che è il caso di West Nile, Dengue selvatica, Febbre Gialla e Encefalite Equina Venezuelana; da ultimo i cicli rurali in cui gli animali domestici fungono da amplificatori del virus esponendo l’uomo al rischio di infezione (Encefalite Equina Venezuelana, Encefalite Giapponese e Febbre della Valle del Rift). Ovviamente il ruolo dei culicoidi vettori è fondamentale e quindi la stagionalità e gli eventi climatici influenzano fortemente il corso degli eventi.

 

Il rischio è reale?

In primis resta da accertare la presenza e la pericolosità degli arbovirus che probabilmente sono già presenti in Italia o sono soliti presentarsi periodicamente in occasione di migrazioni o particolari eventi climatici producendo effetti non sempre evidenti e a rischio di disconoscimento (West Nile, Tahyna, Usutu, Sindbis e Batai). In secundis bisogna preoccuparsi degli arbovirus più temibili, per così dire esotici, connessi alla globalizzazione ed all’immigrazione. In questa seconda categoria possiamo annoverare i già citati virus di West Nile, Encefalite di St. Louis, Chikungunya, Rift Valley Fever, Encefalite giapponese, Febbre gialla e Dengue. Alcuni di questi risultano particolarmente pericolosi perché possono sviluppare cicli urbani (Dengue urbana, Febbre gialla e Chikungunya).

Questi virus potrebbero arrivare con un trasporto di zanzare infette da paesi stranieri con aerei e navi, da qui l’importanza di monitorare porti e aeroporti per escludere l’arrivo di specie esotiche.

Un altro fattore importante è l’importazione di casi connessa alla circolazione di persone da un continente all’altro, sempre più veloce e frequente. In questo caso giocano un ruolo fondamentale le zanzare già presenti sul territorio sia le specie autoctone, che possono rivelarsi vettori in grado di trasmettere il virus, ma soprattutto le specie esotiche, che si sono stabilizzate, nelle quali questa capacità è già stata dimostrata (Ae. albopictus).

Ulteriore fattore di rischio è rappresentato dai cambiamenti climatici ai quali stiamo andando incontro: un riscaldamento del clima potrebbe modificare l’ambiente favorendo lo sviluppo delle zanzare presenti ed accelerando l’incubazione delle infezioni virali, nonché permettere a specie che oggi non sono presenti di insediarsi nel nostro territorio. In particolare non sembra così improbabile che la specie Ae. aegypti, temibile vettore di diversi arbovirus, possa stabilirsi nel sud Europa. Sono stati riportati casi autoctoni di YF nei porti europei dovuti alla puntura di Ae aegypti infette trasportate con le navi, la malattia è subito scomparsa quando le zanzare sono state eliminate dall’abbassarsi della temperatura.

La presenza di questa specie è stata inoltre segnalata in diverse occasioni nel nostro paese, anche se mai stabilmente, probabilmente perché incapace, fino ad oggi, di superare la rigidità del clima invernale. Pertanto non si può escludere la possibilità che un arbovirus esotico possa non solo arrivare nel nostro continente, ma impiantarsi stabilmente.

1. IZSLER Laboratorio Entomologico Sezione di Reggio Emilia

2. IZSLER Sezione di Reggio Emilia

 

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Sui rilevamenti di arbovirus in Italia ed in Europa  Situazione epidemiologica nazionale e nel Bacino del Mediterraneo Italia: a rischio di introduzione. Il primo ed unico focolaio è toscano (Padule di Fucecchio), nel 1998, con 14 casi clinici in cavalli. Finora mai segnalati casi umani, ma sono state documentate positività anticorpali.  Altri Paesi: focolai in Albania 1958; Spagna 1961 e 1980; Portogallo 1966-69; Russia 1970, 1999-2001; Romania 1970, 1995-97 (500 casi umani, 17 morti); Algeria 1994; Marocco 1996; Polonia 1996; Rep. Ceca 1997 (5 casi umani); Tunisia 1997; Israele 1998-2000; Francia (Camargue) 2000, 2003 (6 casi umani).

 

Consideriamo ora una delle diverse malattie trasmesse dalle zanzare :

Virus del Nilo Occidentale o WNV (West Nile Virus)

Eziologia
Flaviviridae, genere Flavivirus, complesso antigenico del gruppo dell’ Encefalite Giapponese.

Epidemiologia
Malattia infettiva non contagiosa, trasmessa principalmente tramite la puntura di culicidi (più specie).
Ospiti: volatili, equino, altri mammiferi, rettili, zanzare e uomo; Serbatoi: uccelli selvatici.

Diagnosi
Diagnosi clinica: sintomatologia variabile a seconda del ceppo virale e dell’ospite. Possibili sindromi febbrili e nervose (uomo, cavallo, volatili). Talvolta si manifesta un’alta mortalità nei volatili privi di immunità specifica.

Diagnosi di laboratorio: diretta (RT-PCR, sequenziamento, isolamento su VERO); indiretta: ELISA IgM e IgG, FdC e SN.

Problemi di sanità pubblica

Prima segnalazione mondiale: Uganda, 1937.

Primo isolamento europeo: Francia, 1962.

Segnalati migliaia di casi negli USA dal 1999 ad oggi (13300 casi, 517 decessi). Zoonosi emergente nel Bacino del Mediterraneo.
Malattia asintomatica nell’80-90% dei casi. La maggior parte dei casi clinici sono caratterizzati da sindromi simil-influenzali, meno dell’1% delle persone infette sviluppa forma nervosa grave.

Categorie a rischio: persone di età superiore ai 50 anni.

Situazione epidemiologica nazionale e nel Bacino del Mediterraneo

Italia: a rischio di introduzione. Il primo ed unico focolaio è toscano (Padule di Fucecchio), nel 1998, con 14 casi clinici in cavalli. Finora mai segnalati casi umani, ma sono state documentate positività anticorpali.

Altri Paesi: focolai in Albania 1958; Spagna 1961 e 1980; Portogallo 1966-69; Russia 1970, 1999-2001; Romania 1970, 1995-97 (500 casi umani, 17 morti); Algeria 1994; Marocco 1996; Polonia 1996; Rep. Ceca 1997 (5 casi umani); Tunisia 1997; Israele 1998-2000; Francia (Camargue) 2000, 2003 (6 casi umani).

Situazione epidemiologica regionale (Veneto, Friuli V.G. e Trentino A.A.)

Durante il Piano di Sorveglianza Nazionale (2002-2004) sono state individuate rare positività sierologiche in cavalli e positività sierologiche “aspecifiche” in polli sentinella, probabilmente riferibili a Flavivirus correlati. Specie di Culicidi censite: Anopheles maculipennis, Culex pipiens, Culiseta annulata, Ochlerotatus caspius, O. detritus,O. rusticus, O. sp.. Nei vettori la ricerca del virus ha dato sempre esito negativo.

Prevenzione e controllo

Prosecuzione delle attività connesse al Piano di Sorveglianza Nazionale nelle aree di studio: laguna di Venezia e laguna di Grado e Marano (identificazione dei vettori, censimento dei focolai larvali, controlli sierologici a campione in cavalli stanziali, controlli sierologici e virologici nei polli sentinella).

Ulteriori interventi di profilassi attuabili:

§   Perfezionamento dell’anagrafe equina nel Triveneto;

§   Promozione delle attività di sorveglianza attiva sui volatili selvatici da parte di enti ed associazioni a contatto con il territorio (Corpo Forestale, Guardie Provinciali, Associazioni cacciatori, ecc.);

§   Monitoraggio nelle popolazioni di volatili selvatici/migratori in aree del Triveneto a rischio d’introduzione del virus, in collaborazione con l’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica. Monitoraggio dei vettori: determinazione della distribuzione geografica di specie e valutazione della capacità vettoriale, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità. Studio del livello critico di sopravvivenza endemica dell’infezione;

§   Controlli virologici negli uccelli esotici d’importazione;

§   Allestimento di flussi informativi tra Medici e Veterinari per la notifica di positività cliniche e sierologiche;

§   Distribuzione di materiale divulgativo per operatori del settore sanitario, veterinario e ambientale;

§   Preparazione di materiale informativo da distribuire alla popolazione in caso di emergenza sanitaria.

Tali attività di sorveglianza permetteranno di acquisire informazioni anche sulla diffusione di altri Flavivirus correlati ed altri arbovirus trasmessi da culicidi, es. Tahyna (Bunyaviridae).

Attività di ricerca e di sorveglianza in essere o previste

Piano di Sorveglianza Nazionale (O.M. 4 aprile 02; O.M. 13 maggio 04).

 

Referente d’Istituto Dott.sa Alda Natale, Laboratorio. di Immunologia, IZSVe Tel. 049 8084358 | email: anatale@izsvenezie.it

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Rileviamo che l’Ordinanza Ministeriale 13 maggio 2004 - Piano di sorveglianza nazionale per la encefalomielite di tipo West Nile (West Nile Disease) aveva effetto sino al 30 giugno 2005 e fra le aree di studio non considerava né la Lombardia né il Piemonte (vedi cartografia allegata). Inoltre all’Allegato I :

La West Nile Disease (WND) e' una malattia esotica ad eziologia virale, trasmessa da artropodi vettori, manifestatasi per la prima volta in Italia nell'estate del 1998 nel territorio della zona umida
denominata Padule di Fucecchio in Toscana. I recenti episodi verificatisi, oltre che in Italia, anche in
Francia, Oman, Marocco e negli Stati Uniti, rendono necessario intervenire nei confronti di questa malattia per meglio conoscere la situazione epidemiologica sul territorio nazionale.
Per realizzare dei piani di intervento e' importante verificare l'esistenza di fattori climatici e ambientali che possono condizionare la presenza dell'infezione.
E' quindi necessario conoscere: l'ecosistema nel quale si deve intervenire; la eventuale presenza, densita' e dinamica delle popolazioni degli insetti vettori e degli ospiti recettivi; la presenza dell'agente eziologico nei vettori invertebrati e nelle popolazioni dei vertebrati recettivi.

A. Obiettivi del piano.

I. Individuare e monitorare alcune aree del territorio nazionale che per le loro caratteristiche ecologiche possono essere considerate idonee per la presenza e la propagazione dell'agente eziologico.
II. Sperimentare un sistema di allerta rapido per rilevare e comunicare precocemente la presenza del virus nelle aree a rischio, al fine di fornire le indicazioni di intervento. Il sistema di allerta rapido e' basato sulla sorveglianza entomologica, sulla istituzione di una rete di animali sentinella, sul rafforzamento
delle misure di sorveglianza sulle cause di mortalita' negli uccelli selvatici, sulla istituzione di un sistema informativo telematico e di mailing list.

III. Controllare l'efficacia dell'intero sistema attraverso il controllo sierologico della popolazione equina presente nelle aree a rischio individuate.

 

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 Distribuzione europea del West Nile Virus, basata sui casi di virus isolati dalle zanzare o dai vertebrati, inclusi l’uomo (punti neri), conferme di laboratorio di casi umani e equini di febbre del WNV (quadratini neri), e presenza di anticorpi in vertebrati (circoli e aree tratteggiate).

 

 

Riportiamo un documento del comitato scientifico sulle misure veterinarie per la salute pubblica inerenti il WNV adottato dalla UE il 14-15 aprile 2003 (in inglese) (out67-en)

Fra le altre informazioni vengono riportati in questo studio le iniziative adottate in materia in alcuni Paesi dell’Unione  per monitorare eventuali contagi da arbovirus.

Riportiamo quelle adottate in Italia che ricordiamo è il Paese europeo che dispone della più vasta area risicola d’Europa

Link

bullethttp://europa.eu.int/comm/health/ph_threats/com/west_nile/wnv_en.htm
bulletwww.pasteur.fr/actu/presse/documentation/westnile.html
bulletwww.cdc.gov/ncidod/eid/vol5no5/hubalek.htm
bulletwww.cdc.gov/ncidod/dvbid/westnile/
bulletwww.nlm.nih.gov/medlineplus/westnilevirus.html
bullethttp://westnilemaps.usgs.gov/

 

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