|
ARBOVIRUS che si sta facendo ? E
parliamo un po’ di virus, ovviamente di un particolare tipo di virus,
quelli trasmessi dalle zanzare. Questi virus danno luogo a malattie
infettive in particolare le cosiddette malattie da arboviris nome
che deriva da arthropod-borne virus ossia virus trasmessi dagli artropodi
(le zanzare sono appunto artropodi ma anche pappataci (flebotomi) e zecche
). Si
tratta di patologie che assumono varie forma, i cui sintomi caratteristici
sono l'encefalite e l'emorragia, ma più spesso si estrinsecano solo con
una febbre aspecifica. Tutti questi virus mostrano una attrazione per i
piccoli vasi e per il sistema nervoso centrale. L'incubazione dura da 7 a
10 giorni; successivamente si manifesta all'improvviso febbre elevata,
cefalea, dolori e malessere generale, che persistono per 2-3 giorni. La
malattia può regredire spontaneamente o evolvere verso un quadro clinico
distinto per ogni virus. Il quadro clinico classico ad esempio delle
sindromi dengue e sindromi correlate è caratterizzato da eritema
maculare, poliadenopatia (disturbo delle ghiandole) e piccole emorragie;
in seguito i sintomi regrediscono spontaneamente. I
medici di base, a cui per primi si rivolgono coloro che sentono questi
sintomi, non essendo specializzati in malattie tropicali,
facilmente li confondono con qualche tipo di influenza, allergie o
malattie da stress. Un approccio scientifico richiederebbe invece una indagine accurata fatta su grande scala al fine di comprendere l’origine di detti sintomi. Dove ciò è stato fatto si sono avute sorprese, da molti anni infatti le malattie da arbovirus si stanno diffondendo dai Paesi tropicali verso quelli a clima temperato specialmente in anni in cui si riscontra un generale innalzamento della temperature in tutto il pianeta unitamente all’aumento della circolazione delle merci e delle persone notoriamente vettori che trasportano insetti a loro volta portatori di virus. Ma mentre in Paesi confinanti come Francia, la Svizzera oltre a numerosi altri Paesi europei si rilevano presenze di virus in persone e animali, in Italia poco o nulla viene segnalato. Non
ci è dato sapere se indagini e ricerche in questo ambito vengono fatte
dalle istituzioni sanitarie ai diversi livelli, e fortunatamente non danno
risultati preoccupanti di diffusione dei virus, oppure semplicemente dette
ricerche non vengono fatte. Abbiamo
trovato comunque un atto della regione Emilia Romagna che
istituisce un piano di sorveglianza (allegato)
che prevede una serie di obiettivi specifici : 1) Costituzione strutturata della rete permanente di operatori addestrati alla gestione, manutenzione e adeguamento del Sistema di sorveglianza. 2)
Individuazione delle priorità così da consentire la selezione dei
vettori e degli agenti patogeni da inserire nel Sistema di sorveglianza;
sulla base di queste priorità il progetto verrà modulato tenuto conto
delle risorse assegnate. 3)
Sorveglianza entomologica di alcuni vettori 4)
Sviluppo di metodiche diagnostiche per la rilevazione di un set di
arbovirus agenti di zoonosi negli insetti vettori (zanzare) 5)
Progettazione e realizzazione di un sistema di sorveglianza regionale
sulla Leishmaniosi (vettore, serbatoio e uomo) 6)
Miglioramento della raccolta di dati clinici ed epidemiologici sulle
patologie umane da arbovirus Non
ci risulta che in Piemonte e Lombardia regioni in cui la presenza di
condizioni ancor più favorevoli alla moltiplicazione e diffusione delle
zanzare dovuta alla presenza delle risaie in sommersione alternata si
stiano facendo analoghe ricerche. Riteniamo
sarebbe “cosa buona, giusta e …. fonte di salvezza” avviare queste
ricerche, non certo per fare dell’allarmismo ma semplicemente perché vi
sono evidenti condizioni ambientali ed esperienze in altri Paesi europei
che ci dicono sussistere le condizioni per la presenza e diffusione di
tali malattie. In
questo senso il 26 luglio presso l’EMCA di Alessandria si è tenuta una
conferenza proprio sulla WNF (Febbre del Nilo Occidentale) che ha
evidenziato, fra l’altro, una carenza di dati e informazioni su dette
malattie. Il relatore dell’EMCA del Portogallo ha invece descritto come
tali monitoraggi siano anche in quel Paese ormai una prassi acquisita. Si
tenga presente che per questa malattia che viene trasmessa anche dagli
uccelli l’Italia e la pianura Padana, si trovano sulle principali rotte
migratorie provenienti dall’Africa, e a Genova vi è uno dei più grandi
porti del Mediterraneo dove vengono scaricati ogni anno milioni di containers
di merci di ogni tipo provenienti da tutto il mondo che possono facilmente trasportare insetti infetti.
Entriamo
un po’ nel merito di dette malattie: MALATTIE
DA ARBOVIRUS Tratto
da
Direzione
Generale Sanità - Servizio Veterinario Istituto Zooprofilattico
Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna - Osservatorio
Epidemiologico Veterinario Regionale - Via Bianchi, 9 - 25124 Brescia Gli
arbovirus trasmessi da zanzare Parlando
di questi agenti patogeni non si vuole trascurare il ruolo dei plasmodi
malarici, delle microfilarie o dei tripanosomatidi, bensì gettare un
po’ di luce in un campo complesso in continua evoluzione sul nostro
pianeta. I flavivirus sono tra i più rappresentativi della categoria e la
loro pericolosità è connessa alla grande varietà di vettori e serbatoi
che sono in grado di utilizzare (tab. 1). La Febbre Gialla (YF),
originaria dell’Africa si è diffusa in Sud America, ma è
sporadicamente comparsa in alcuni porti del Nord America e dell’Europa,
trasportata da esemplari di Aedes aegypti, che sono stati in
seguito eliminati dal rigore del clima. La Dengue (DEN), che
annovera tra i suoi principali vettori Ae. aegypti e proprio Ae.
albopictus, è presente in Africa, America Centrale e Meridionale,
isole dei Caraibi, India, Indocina, Sud Est Asiatico e si sta
ulteriormente diffondendo: da ricordare la grande epidemia in Grecia e
Tunisia sostenuta da Ae. Aegypti registrata nel 1927. L’Encefalite
Giapponese (JE), molto studiata dai ricercatori statunitensi subito
dopo la seconda guerra mondiale, notevolmente diffusa in Asia, da
Giappone, Corea, Cina, Filippine e Indocina, si è spinta a Sud fino
all’Australia e ad Ovest fino ad India, Nepal e Pakistan; é trasmessa
da diverse specie di zanzare, molte delle quali sono tipiche delle risaie.
In diversi stati europei, e anche in Italia sono segnalati ogni anno casi
importati sia di Dengue sia di Encefalite Giapponese, cioè casi di
turisti infettatisi durante un viaggio, che manifestano la malattia nel
paese di provenienza. La Febbre del Nilo Occidentale (West Nile),
globalmente diffusa e l’unica oggetto di un piano di monitoraggio
nazionale, è assurta alle cronache per la sua recente ed inaspettata
comparsa a New York e si sta diffondendo in America Settentrionale e
Centrale. Segnalata in Italia nel 1998, recentemente ha interessato (con
vere e proprie epidemie) il territorio russo (1999) e la Romania (1996),
ma le positività sierologiche percorrono quasi tutta l’Europa, Italia
compresa. Un virus africano, molto simile alla WN, l’Usutu virus,
è stato segnalato nel 2004 in Austria e nel 2006 in Svizzera, dove ha
provocato una anomala mortalità nei merli; anche l’Encefalite di St.
Louis, endemica negli USA ed in Canada, ha fatto capolino in
Argentina; strettamente correlato a questo virus è il Rocio virus,
diffuso in Brasile. Tipici dell’Australia sono invece il virus dell’Encefalite
della valle del Murray ed il virus Kunjin. Per entrambi questi
virus il vettore principale è la specie Culex annulirostris. Tra i
flavivirus vanno ricordati anche quello della Meningoencefalomielite
Israeliana del Tacchino ed il Bagaza virus. Gli alphavirus sono
arbovirus che generalmente hanno i loro serbatoi naturali negli uccelli e
nei piccoli mammiferi, mentre gli uomini e gli animali domestici sono
ospiti di dead - end (tab. 1). Agli alphavirus appartiene il virus Chikungunya
che è diventato famoso dopo aver provocato, nel 2005, un’epidemia
nelle Isole dell’Oceano Indiano. Esso comunque interessa da tempo vaste
aree dell’ Africa e del Sud Est Asiatico e rappresenta un rischio
attuale per la popolazione in Indonesia ed in Congo. Diverse decine ogni
anno sono i casi di turisti che rientrano in Europa malati dopo una
vacanza nelle zone in cui questa infezione è diffusa. Dati dell’ECDC (European
Center of Disease Control) segnalano l’importazione di 307 casi in
Francia dal 1 Aprile 2005 al 28 Febbraio 2006 e, nello stesso periodo,
simili sono stati riportati in Germania, Francia, Gran Bretagna, Spagna,
Svizzera ed anche in Italia. Questo dato fa temere l’introduzione del
virus nel nostro continente, visto che Ae. albopictus è un vettore
della malattia. A questo genere appartengono anche i virus della Encefalite
equina venezuelana, dell’Encefalite equina dell’est e
dell’Encefalite equina dell’ovest; questi tre virus sono fra le
più diffuse cause di encefalite nelle Americhe e presentano cicli molto
simili nei quali intervengono diverse specie di zanzare: un ciclo
enzootico, coinvolgente animali selvatici, sostenuto da una unica specie
di zanzara, mentre altre specie di culicidi, con diverse preferenze
alimentari, possono introdurre il virus in un ciclo epizootico e infettare
anche l’uomo. Il Mayaro virus è diffuso solo in Sud America. Il Ross
River virus è endemico in Australia e Papua Nuova Guinea; il meno
comune Barmath Forest virus è presente solo in Australia. Il virus
O’nyong nyong è trasmesso da Anopheles spp. In Africa. Un
altro alphavirus abbastanza noto, segnalato anche in Italia una tantum, è
il Sindbis virus (SINV). Di origine Africana, provoca
saltuariamente poliartriti e dermatiti in Scandinavia, dove viene
trasportato da uccelli migratori; è presente anche in Asia ed Australia.
I rappresentanti dei Bunyavirus risultano abbastanza comuni in
Europa e sono frequenti i rilevi di sieropositività nelle popolazioni
(tab. 1). Le recenti alluvioni nei paesi dell’Est e il conseguente
proliferare di zanzare hanno spinto i ricercatori a testare i residenti
trovando molti riscontri positivi. Il più comune è senz’altro il Tahyna
virus (appartenete al gruppo dei virus californiani tra cui viene
annoverato anche il virus dell’Encefalite La Crosse che, oltre
all’uomo, infetta anche svariate specie di animali domestici e selvatici
ed ha come vettore soprattutto Ae. vexans. Il rinvenimento del
virus Uukuniemi non desta invece preoccupazioni, in quanto non risulta
essere patogeno per la specie umana. Alla stessa “famiglia” appartiene
il Potosi virus, isolato negli Stati Uniti, ma anche il Batai
virus (BATV), sulla cui diffusione in Europa è difficile esprimersi a
causa dei pochi dati disponibili. Dopo una rapida citazione dell’Inkoo
virus, rinvenuto nei paesi scandinavi, la nostra attenzione va
doverosamente al virus della Febbre della valle del Rift (RVF), che
si distingue da tutti gli altri per il suo potere patogeno anche nei
confronti dei ruminanti domestici e per la sua capacità di trasmettersi
all’uomo anche mediante contatto o ingestione di liquidi biologici.
Tipicamente africano (è in corso in Kenia un’epidemia di questa
malattia, che, fra il dicembre del 2006 e il gennaio del 2007, ha
provocato 150 vittime), ha recentemente interessato la penisola arabica e
minaccia l’Iraq. Tabella
1.
Tabella riassuntiva dei principali arborvirus diffusi su scala globale con
riferimento alle specie vettrici di culicidi, agli ospiti serbatoio e alla
diffusione
*Ochlerotatus
è formalmente un sottogenere di Aedes
Epidemiologia degli arbovirus Un
recentissimo studio inglese dà per scontata la presenza di West Nile,
Usutu, Sindbis e Tahyna virus nelle isole britanniche (la
circolazione dei primi tre è stata dimostrata proprio nel 2006), mentre
paventa l’introduzione di YF, DEN, Bagaza e Chikungunya, nonché
di RVF (tramite animali domestici). I
fattori di rischio individuati sono molteplici: l’aumento delle
movimentazioni di persone (militari compresi), animali, piante ed
artropodi, l’incremento di eventi ricreativi all’aria aperta, la
diminuzione degli interventi sistematici di lotta agli insetti, la
deforestazione e l’antropizzazione, le alluvioni ed i cambiamenti
climatici. I cicli epidemiologici degli arbovirus, che hanno come vettori
varie specie di zanzare sono molto complessi. Fondamentalmente
esistono cicli urbani o rurali in cui l’uomo stesso è amplificatore del
virus e culicidi antropofili fanno da vettori (Dengue urbana, Febbre
gialla e Chikungunya);
d’altro canto esiste il cosiddetto saltuario “spillover”, che dal
ciclo selvatico trasporta il virus all’uomo tramite zanzare “ponte”
cioè avvezze a pungere sia l’uomo che gli animali (soprattutto
volatili), che è il caso di West Nile, Dengue selvatica, Febbre Gialla
e Encefalite Equina Venezuelana; da ultimo i cicli rurali in cui gli
animali domestici fungono da amplificatori del virus esponendo l’uomo al
rischio di infezione (Encefalite Equina Venezuelana, Encefalite
Giapponese e Febbre della Valle del Rift). Ovviamente il ruolo dei
culicoidi vettori è fondamentale e quindi la stagionalità e gli eventi
climatici influenzano fortemente il corso degli eventi.
Il
rischio è reale? In
primis resta da accertare la presenza e la pericolosità degli arbovirus
che probabilmente sono già presenti in Italia o sono soliti presentarsi
periodicamente in occasione di migrazioni o particolari eventi climatici
producendo effetti non sempre evidenti e a rischio di disconoscimento (West
Nile, Tahyna, Usutu, Sindbis e Batai). In secundis bisogna
preoccuparsi degli arbovirus più temibili, per così dire esotici,
connessi alla globalizzazione ed all’immigrazione. In questa seconda
categoria possiamo annoverare i già citati virus di West Nile,
Encefalite di St. Louis, Chikungunya, Rift Valley Fever, Encefalite
giapponese, Febbre gialla e Dengue. Alcuni di questi risultano
particolarmente pericolosi perché possono sviluppare cicli urbani (Dengue
urbana, Febbre gialla e Chikungunya). Questi
virus potrebbero arrivare con un trasporto di zanzare infette da paesi
stranieri con aerei e navi, da qui l’importanza di monitorare porti e
aeroporti per escludere l’arrivo di specie esotiche. Un
altro fattore importante è l’importazione di casi connessa alla
circolazione di persone da un continente all’altro, sempre più veloce e
frequente. In questo caso giocano un ruolo fondamentale le zanzare già
presenti sul territorio sia le specie autoctone, che possono rivelarsi
vettori in grado di trasmettere il virus, ma soprattutto le specie
esotiche, che si sono stabilizzate, nelle quali questa capacità è già
stata dimostrata (Ae. albopictus). Ulteriore
fattore di rischio è rappresentato dai cambiamenti climatici ai quali
stiamo andando incontro: un riscaldamento del clima potrebbe modificare
l’ambiente favorendo lo sviluppo delle zanzare presenti ed accelerando
l’incubazione delle infezioni virali, nonché permettere a specie che
oggi non sono presenti di insediarsi nel nostro territorio. In particolare
non sembra così improbabile che la specie Ae. aegypti, temibile
vettore di diversi arbovirus, possa stabilirsi nel sud Europa. Sono stati
riportati casi autoctoni di YF nei porti europei dovuti alla puntura di Ae
aegypti infette trasportate con le navi, la malattia è subito
scomparsa quando le zanzare sono state eliminate dall’abbassarsi della
temperatura. La presenza di questa specie è stata inoltre segnalata in diverse occasioni nel nostro paese, anche se mai stabilmente, probabilmente perché incapace, fino ad oggi, di superare la rigidità del clima invernale. Pertanto non si può escludere la possibilità che un arbovirus esotico possa non solo arrivare nel nostro continente, ma impiantarsi stabilmente. 1.
IZSLER Laboratorio Entomologico Sezione di Reggio Emilia 2.
IZSLER Sezione di Reggio Emilia
Sui
rilevamenti di arbovirus in Italia ed in Europa
Situazione
epidemiologica nazionale e nel Bacino del Mediterraneo Italia:
a rischio di introduzione. Il primo ed unico focolaio è toscano (Padule
di Fucecchio), nel 1998, con 14 casi clinici in cavalli. Finora mai
segnalati casi umani, ma sono state documentate positività anticorpali.
Altri Paesi: focolai in Albania 1958; Spagna 1961
e 1980; Portogallo 1966-69; Russia 1970, 1999-2001; Romania 1970, 1995-97
(500 casi umani, 17 morti); Algeria 1994; Marocco 1996; Polonia 1996; Rep.
Ceca 1997 (5 casi umani); Tunisia 1997; Israele 1998-2000; Francia
(Camargue) 2000, 2003 (6 casi umani). Consideriamo ora una delle diverse malattie trasmesse dalle zanzare : Virus
del Nilo Occidentale o WNV (West Nile Virus) Eziologia Epidemiologia Diagnosi Diagnosi
di laboratorio: diretta (RT-PCR, sequenziamento, isolamento su VERO);
indiretta: ELISA IgM e IgG, FdC e SN. Problemi
di sanità pubblica Prima
segnalazione mondiale: Uganda, 1937. Primo
isolamento europeo: Francia, 1962. Segnalati
migliaia di casi negli USA dal 1999 ad oggi (13300 casi, 517 decessi).
Zoonosi emergente nel Bacino del Mediterraneo. Categorie
a rischio: persone di età superiore ai 50 anni. Situazione
epidemiologica nazionale e nel Bacino del Mediterraneo Italia:
a rischio di introduzione. Il primo ed unico focolaio è toscano (Padule
di Fucecchio), nel 1998, con 14 casi clinici in cavalli. Finora mai
segnalati casi umani, ma sono state documentate positività anticorpali. Altri
Paesi: focolai in Albania 1958; Spagna 1961 e 1980; Portogallo
1966-69; Russia 1970, 1999-2001; Romania 1970, 1995-97 (500 casi umani, 17
morti); Algeria 1994; Marocco 1996; Polonia 1996; Rep. Ceca 1997 (5 casi
umani); Tunisia 1997; Israele 1998-2000; Francia (Camargue) 2000, 2003 (6
casi umani). Situazione
epidemiologica regionale (Veneto, Friuli V.G. e Trentino A.A.) Durante
il Piano di Sorveglianza Nazionale (2002-2004) sono state individuate rare
positività sierologiche in cavalli e positività sierologiche
“aspecifiche” in polli sentinella, probabilmente riferibili a
Flavivirus correlati. Specie di Culicidi censite: Anopheles
maculipennis, Culex pipiens, Culiseta annulata, Ochlerotatus caspius, O.
detritus,O. rusticus, O. sp.. Nei vettori la ricerca del virus ha dato
sempre esito negativo. Prevenzione
e controllo Prosecuzione
delle attività connesse al Piano di Sorveglianza Nazionale nelle aree di
studio: laguna di Venezia e laguna di Grado e Marano (identificazione dei
vettori, censimento dei focolai larvali, controlli sierologici a campione
in cavalli stanziali, controlli sierologici e virologici nei polli
sentinella). Ulteriori
interventi di profilassi attuabili: §
Perfezionamento dell’anagrafe equina nel Triveneto; §
Promozione delle attività di sorveglianza attiva sui
volatili selvatici da parte di enti ed associazioni a contatto con il
territorio (Corpo Forestale, Guardie Provinciali, Associazioni cacciatori,
ecc.); §
Monitoraggio nelle popolazioni di volatili
selvatici/migratori in aree del Triveneto a rischio d’introduzione del
virus, in collaborazione con l’Istituto Nazionale per la Fauna
Selvatica. Monitoraggio dei vettori: determinazione della distribuzione
geografica di specie e valutazione della capacità vettoriale, in
collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità. Studio del livello
critico di sopravvivenza endemica dell’infezione; §
Controlli virologici negli uccelli esotici d’importazione; §
Allestimento di flussi informativi tra Medici e Veterinari
per la notifica di positività cliniche e sierologiche; §
Distribuzione di materiale divulgativo per operatori del
settore sanitario, veterinario e ambientale; §
Preparazione di materiale informativo da distribuire alla
popolazione in caso di emergenza sanitaria. Tali
attività di sorveglianza permetteranno di acquisire informazioni anche
sulla diffusione di altri Flavivirus correlati ed altri arbovirus
trasmessi da culicidi, es. Tahyna (Bunyaviridae). Attività
di ricerca e di sorveglianza in essere o previste Piano di Sorveglianza Nazionale (O.M. 4 aprile 02; O.M. 13 maggio 04).
Referente d’Istituto Dott.sa Alda Natale, Laboratorio. di Immunologia, IZSVe Tel. 049 8084358 | email: anatale@izsvenezie.it
Rileviamo
che l’Ordinanza Ministeriale 13 maggio 2004 - Piano di sorveglianza
nazionale per la encefalomielite di tipo West Nile (West Nile Disease)
aveva effetto sino al 30 giugno
2005 e fra le aree di studio non considerava né la Lombardia né il
Piemonte (vedi cartografia allegata). Inoltre
all’Allegato I :
La
West Nile Disease (WND) e' una malattia esotica ad eziologia virale,
trasmessa da artropodi vettori, manifestatasi per la prima volta in Italia
nell'estate del 1998 nel territorio della zona umida
|