che cos'è il riso - 2

Pur essendo coltivabile in asciutta il riso coltivato nelle risaie italiane predilige la sommersione in quanto è varietà originaria di Paesi tropicali dove l’acqua è abbondante. Eppure esistono diverse opportunità alternative di coltura come già avviene in gran parte della restante pianura Padana oltre naturalmente alla coltivazione del riso in asciutta, come ad esempio avviene in Svizzera, ma i risicoltori nostrani non ne vogliono sentire parlare in quanto le rese diminuiscono e con esso i guadagni. Nessun peso viene dato alle controindicazioni di questo sistema di coltivazione, vediamone qui alcune: 

Il riso è una pianta tropicale.

E’ evidente che pretendere di coltivare una pianto che la natura ha fatto sviluppare in un ambiente diverso comporta notevoli “costi” ecologici. La pianta del riso appartiene al genere delle Graminacee, alla famiglia delle Monocotiledoni, genere Oryza Sativa e si suddivide in due gruppi varietali, la “Japonica”, dal grano più tondeggiante, e la “Indica”, dal grano più allungato. Esiste anche un altro genere, la “Oryza Glaberrima”, attualmente coltivata esclusivamente nella parte occidentale dell'Africa. Lentamente, ma inesorabilmente, le coltivazioni di Oryza Glaberrima vengono sostituite dalla più diffusa Oryza Sativa. Il riso come molte piante tropicali ama l'acqua, e richiede un clima caldo-umido, infatti non può crescere al di sopra dei 53° di latitudine nord e al 35° di latitudine sud e non sopravvive a temperature inferiori a 13 °C . Le piante di riso si dividono in due grandi gruppi: le igrofile e le idrofile. Le igrofile sono piante terrestri che vegetano bene in ambienti permanentemente umidi mentre le idrofile sono piante la cui impollinazione avviene per opera dell'acqua. Le piante igrofile (in inglese “upland rice”) amano il caldo e l'umidità, non si coltivano immerse nell'acqua e hanno bisogno di piogge quotidiane. Le piante igrofile vengono coltivate in alcune regioni dell'Asia, dell'Africa e dell'America Meridionale. Le piante idrofile (in inglese “paddy rice”) si sviluppano nelle risaie inondate d'acqua e questa tecnica permette di coltivare il riso a latitudini dove il freddo può compromettere la vita dei semi e delle piante. L'acqua raccoglie il calore durante il giorno e lo cede durante la notte, mantenendo la temperatura costante a difesa dei semi e delle giovani piante. L'acqua delle risaie non deve essere stagnante ed è necessario un ricambio d'acqua corrente per non impoverirsi d'ossigeno, vitale per la vita delle piante. All'interno delle foglie e del fusto, così come nelle radici, si trovano degli spazi intercellulari che permettono alle piante di assorbire ossigeno dall'aria. Si calcola che per ottenere un chilogrammo di riso siano necessari dai 3.000 ai 10.000 litri d'acqua. Esiste una stretta relazione fra il riso e l’acqua, tale relazione oltre che sulla riproduzione delle zanzare incide sul microclima locale che come sopra detto va ben al di là delle aree destinate alle risaie (circa 200.000 ettari). Basti pensare che l’evaporazione di 5 mm d’acqua al giorno nelle risaie sui circa 200.000 ettari di risaia causa una perdita per sola evaporazione pari a 10 milioni di metri cubi di acqua al giorno. Ciò è causa da una parte del peggioramento delle condizioni ambientali percepite dalle persone in quanto si accresce l’umidità dell’aria percepita come afa, inoltre aumenta la dispersione di acqua in atmosfera e quindi, specialmente d’estate in cui l’acqua è più carente, questo prezioso dono della natura, viene sostanzialmente sprecato, inoltre in caso di escursioni termiche sensibili, con l’abbassarsi della temperatura serale e notturna il vapore atmosferico accumulato durante il giorno condensa dando luogo a fenomeni come la nebbia.

Se si fa un confronto sull’efficienza massima di distribuzione dell’acqua fra i diversi metodi vedremo che la sommersione tipica delle risaie richiede volumi irrigui elevati (dai 15.000 ai 20.000 mc per ettaro) è la meno efficiente:

metodo

efficienza

sommersione

< 25%

scorrimento

40 – 50%

Infiltrazione laterale da solchi

55 - 60%

aspersione

70 - 80 %

goccia  

85 – 90%

Non va poi trascurato che la risaia produce una notevole quantità di CH4 (metano) uno dei gas che favorisce il cosiddetto effetto serra (vai a risaie e metano).

Come nutrire il mondo in regime di cambiamento climatico

http://www.teddygoldsmith.com/page6.html#TOP

L'agricoltura moderna è non soltanto altamente vulnerabile al cambiamento di clima, è inoltre una causa importante del cambiamento di clima dovuto le relative emissioni dei gas della serra e dei relativi effetti offensivi su terreno e sulle risorse d'acqua dolce. Una combinazione di conoscenza e delle tecniche agricole tradizionali, unita con le tecnologie sostenibili recentemente d'emersione, può tenere le risposte che abbiamo bisogno.

Anche l'aumento delle risaie ha fatto crescere notevolmente le emissioni di metano. Il riso irrigato esclusivamente dalla pioggia produce molto meno metano dei campi di riso inondati artificialmente e concimati con fertilizzanti azotati. Ancora una volta, la modernizzazione dell'agricoltura aumenta le emissioni sia di metano che di azoto.

Pubblicato in World Affairs Journal, l'India, inverno 2003. Traduzione da Marina Littek e Giannozzo Pucci.

Punto quinto: il riso è una pianta tropicale non è autoctona dell’Italia, la sua coltivazione comporta grandi sprechi d’acqua proprio nei mesi estivi in cui vi è maggiore penuria: oltre 3.000 litri di acqua per ogni kg di riso prodotto, sprecando inoltre buona parte di quest’acqua per evaporazione: circa 10 milioni di mc persi ogni 5 mm di evaporazione su 200.000 ettari di risaie, oltre a consistenti emissioni di gas serra (metano)

    

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