Questo
sito intende fornire uno strumento di informazione, discussione, iniziativa per
affrontare un problema che può apparire a chi non lo conosce anche banale, ma
non lo è: si tratta della lotta alle zanzare. Sembra che le istituzioni della
sesta potenza economica mondiale non siano in grado di liberare buona parte
della pianura Padana da questi fastidiosi insetti che condizionano lo sviluppo, l'ambiente e il territorio oltre che costituire un rischio per
la salute della collettività.
Ci
approcciamo al problema senza alcuna prevenzione dogmatica o ideologica, anzi al
contrario intendiamo violare una sorta di tabù che, a quanto pare, trattiene
autorità, amministrazioni, e perfino associazioni che da anni discutono del
problema zanzare dall'aprire una ricerca e un pubblico dibattito anche su questo
tema, ricerca e dibattito da svolgere a tutto campo senza escludere se necessario,
e noi lo riteniamo necessario, anche ipotesi di
riconversione delle risaie, principale focolaio di riproduzione e diffusione
delle zanzare.
A
questo punto merita affrontare il problema anche sotto un altro aspetto: quello
ambientale.
Se
già il problema irrisolvibile delle zanzare e di ciò che esse causano, è di
per sé sufficiente per chiedere la riconversione delle risaie, da un esame
attento, anche sotto il problema ambientale, l’impatto delle risaie fa sorgere
seri dubbi sulla loro convenienza.
A
ben vedere fra tutti gli argomenti oggetto della ricerca alcuni hanno ben
poco a che vedere con le zanzare e molto, invece, con l’ambiente.
Il
questo contesto non si può non rilevare che le risaie diversamente
da tutte le altre coltivazioni presentano tratti
caratteristici unici :
- Elevati consumi d’acqua: più di ogni altra coltivazione le
risaie richiedono quantitativi di acqua dell’ordine dei 15.000-20.000
mc per ettaro pari a circa 3.000-5.000 litri di acqua per ogni
chilogrammo di riso prodotto. Da qui la richiesta da parte dei
risicoltori di realizzare nuovi invasi, con ciò che essi
comportano sia nella gestione dell’acqua sia in termini di impatti
ambientali, sia in termini di costi per la collettività;
- Sono l’unica biomassa coltivata che anziché ridurre i gas
serra (CO2) attraverso la sintesi clorofilliana, generano metano (CH4) in
cospicua quantità : 38.790,691
tonnellate CH4 ogni anno in Piemonte
- Per le sue estensioni (200.000 ettari compresa la parte
Lombarda) e peculiarità (sommersione alternate) la risaia che
ricordiamo è una pianta tropicale, abbatte
drasticamente la biodiversità. Le sommersioni sono infatti inadatte
allo sviluppo di altre varietà vegetali autoctone, la sostanziale
assenza di rotazione delle colture ed infine le cosiddette asciutte
costituiscono vere e proprie trappole per centinaia di specie animali
(fra cui rane, girini, pesci) che si sviluppano durante le sommersioni
per poi morire, si favorisce invece il proliferare di specie infestanti
come le zanzare;
- Le risaie che sorgono su terreni ufficialmente classificati
ad alta vulnerabilità e sono certamente corresponsabili della diffusione
di derivati azotati della fertilizzazione e degli erbicidi sia nelle acque
superficiali che profonde;
- Le risaie come già detto sono la principale sorgente di proliferazione e
diffusione delle zanzare che condizionano salubrità, sviluppo e più in
generale qualità della vita in ampie aree della Regione e più in
generale in tutto il nord ovest italiano considerando anche la naturale
contiguità e continuità di queste coltivazioni nel territorio
Lombardo. Da almeno undici anni la Regione tenta di svolgere
una lotta efficace ma senza alcun risultato tangibile ed ogni anno nel
periodo estivo si moltiplicano le contestazioni nei territori infestati.
Ed
ancora : il cambiamento del microclima locale dovuto alla evaporazione, i
rischi per la salute connessi alla potenziale diffusione di malattie diffuse
dalle zanzare e, come detto, la coltivazione di una pianta tropicale in un ambiente
come
la pianura Padana
che ancora non si può definire tropicale ci fanno ritenere che oggi la risaia gestita con le cosiddette
sommersioni alternate sia da ritenersi in assoluto il sistema di
coltivazione più impattante sull'ambiente.
Situazione destinata a peggiorare con le conseguenze
derivanti dal riscaldamento climatico che comporterà tra l’altro
rischi di carenze idriche come già verificatisi nel recente passato
unitamente al lento ma costante aumento dell'estensione delle risaie in Italia.
Tutto
ciò fa
propendere decisamente la bilancia a favore di alternative colturali più
ecologiche, rispettose dell’ambiente e dell'economia e che non generano ogni
anno il flagello delle zanzare. Alternative colturali
che significano la coltivazione del riso "in asciutta" ossia
senza le famigerate sommersioni causa principale dei sopra citati mali.
E' possibile, viene già fatto in altre pari del mondo (fra cui la
vicina Svizzera), ed in futuro, in considerazione della sempre maggior
cautela ed attenzione che viene riservata alla più preziosa delle
risorse naturali : l'acqua, è destinata a diventare la principale modalità di coltivazione del riso.
Chissà
che fra qualche anno al posto del cosiddetto mare a quadretti, immagine bucolica data delle
attuali risaie, non potremo veder una pianura con variegate specie di
coltivazioni magari con aree umide, dove la fauna tipica stanziale o di passo,
possa popolare in modo naturale senza sottomettersi ai cicli produttivi che
allagano e prosciugano i campi ripetutamente nel corso delle stagioni e
cospargono di diserbanti e fertilizzanti il territorio per poi arrivare a
bruciare le stoppie. Non ci sembrano le condizioni di un’area umida naturale.
Spero
che nemmeno le associazioni di categoria dei risicoltori si scandalizzino di
questo esplicito approccio. Comprendo perfettamente l’importante ruolo che
questa categoria produttiva ha svolto e svolge in ambito economico e sociale,
ciò non di meno ritengo doveroso affrontare tutti gli aspetti che vengono
interessati da questa, come da qualunque altra forma di attività umana,
produttiva o non, che comporta riflessi sulla qualità della vita di
milioni di persone. Mi auguro che vorranno serenamente collaborare al dibattito
a cui siamo disponibili.
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