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IPLA
L'IPLA (Istituto Piante da Legno e Ambiente - una volta era e Affini) è partita con i progetti 2007 per la lotta alle zanzare, lo dice l'assessore all'Ambiente di Casale Monferrato Revello (Il Monferrato del 12 gennaio '07) che dichiara anche che "se non si modificano le tecniche colturali del riso non si otterranno mai risultati apprezzabili" ma la reazione dei risicoltori è stata la solita, il rifiuto di assumersi la responsabilità di un dato inconfutabile è cioè che sono le risaie a produrre la quota più significativa di zanzare..." Con il senno dell'esperienza diretta non si può che concordare con l'assessore Revello, a cui va il nostro plauso e il nostro sostegno unitamente a tutti coloro che si dichiareranno a favore della riconversione delle risaie ad altre coltivazioni compreso il riso in asciutta. Purtroppo le associazioni degli agricoltori continuano nelle loro irrazionali tesi negazioniste, così come i rappresentanti dei consorzi irrigui (che forniscono l'acqua ai risicoltori) continuano a negare che con la coltivazione del riso in asciutta vi possano essere grandi risparmi nell'impiego dell'acqua. Riteniamo che la condivisione di comuni punti di vista su questi due principi cardine sia la condizione essenziale per avviare un dialogo serio e costruttivo nell'interesse della collettività. Gennaio 2007 e questo scorcio di febbraio sembrerebbero essere mesi pieni di attivismo nella lotta contro le zanzare, la cosa non può che farci piacere anche se la strada che si intende percorrere ci pare francamente la meno corretta, il che non significa che qualche risultato non lo possa dare, ma certamente ci sentiamo di affermare che la strada intrapresa non risulterà dirimente né per la vicenda zanzare, né per la vicenda risaie, né per i cittadini e tanto meno per l’ambiente. I teoremi proposti sono i soliti: 1) non toccare le modalità di coltivazione del riso che prevedono le famigerate asciutte, 2) coinvolgere i coltivatori per spargere Bacillus Turingensis (BTI), 3) paga l’ente pubblico ossia i cittadini. Ultima variante : creare un centro ricerche per la lotta alle zanzare a Vercelli. I coltivatori di riso si dicono disponibili (bontà loro e per ora a chiacchere) a collaborare con le istituzioni per risolvere i problemi che loro, risicoltori, creano. Naturalmente senza nessun obbligo per loro ad effettuare le azioni di spargimento del BTI e solo con iniziative che non comportino per loro maggior lavoro; nessuna indicazione sulle modalità di controllo e comunque un dato certo, ancora una volta le amministrazioni pubbliche si fanno carico anche economico per risolvere (se si risolverà) un problema creato da una attività produttiva come la coltivazione del riso. A rafforzare il tutto la proposta di creare l’ennesimo carrozzone pubblico (speriamo abbia miglior fortuna dell’Ares Piemonte) in cui confluiranno denari naturalmente pubblici, assunzioni più o meno clientelari per affrontare un problema che è il soltanto il risultato di una tecnica sbagliata di coltivazione del riso. Naturalmente per l’IPLA è da evitare assolutamente, anche a livello sperimentale, la coltivazione in asciutta, vuoi mai vedere che dia risultati convincenti a costo ambientale e sociale zero ? Molto meglio creare centri ricerche e fare invasi in montagna per garantire l’acqua alle risaie (naturalmente ci dicono i consorzi che sarà un’opera utile per tutti anche se servirà a loro); molto meglio rivolgersi al ministro per risolvere il problema del 52% della pianura con livelli di azoto dovuto ai fertilizzanti, fuori controllo; sui gas serra come il metano prodotto dalle risaie (circa 38 milioni di t all’anno con effetto 30 volte superiore a quello della CO2), non si sono ancora inventati nulla, ma siamo certi che ci stanno pensando. Spazio quindi ai negazionisti della verità : le associazioni di categoria che da sempre negano che le risaie sono le principali generatrici di zanzare, negano che l’asciutta richiede meno acqua delle sommersioni. Tutto basato, naturalmente, sulla loro “esperienza”, mica sul loro "interesse", non uno studio, una sperimentazione, un ricerca seria, per dimostrare queste tesi. La citeremo noi allora una sperimentazione fatta dal Centro di cerealicoltura di Vercelli nel 1994-97 (che, ironia della sorte, vide fra i suoi fondatori proprio un Consorzio irriguo negazionista) durata quattro anni che dimostra non solo che con le asciutte si è impiegata molto meno acqua 800-900 mc per ettaro per integrare le piogge, rispetto ai 15.000-20.000 mc impiegati attualmente con le sommersioni (oltre 3.000 litri d’acqua per ogni kg di riso !) ma si dimostra anche che la coltivazione in asciutta è possibile ed ha buone prospettive di sviluppo ricorrendo a varietà appropriate. D’altra parte le contraddizioni in questo ambito sono il pane quotidiano: che senso ha affermare da una parte,come fanno le associazioni di categoria dei risicoltori che le risaie non sono responsabili della abnorme crescita delle zanzare e, dall’altra, accettare (non obbligati !) che le aziende risicole spargano tonnellate di BTI sui loro campi ? Dobbiamo considerarla una indiretta ammissione di responsabilità ? o di fronte all’ennesimo preannunciato fallimento ci sentiremo dire che loro con le zanzare non centrano niente? Infine un riferimento alla politica, comprendiamo che “tutti teniamo famiglia”: gli eletti ci tengono alla rielezione, un centro ricerche dà da mangiare e da bere a tanti, milioni di euro pubblici ogni anno spesi per niente danno l’illusione di fare qualcosa, ma è mai possibile che le istituzioni pubbliche debbano mendicare collaborazioni da parte di coloro che avrebbero il dovere di farsi carico dei problemi che creano con le loro attività ?. perchè non fanno così anche con tutti gli altri cittadini che magari si vedono chiudere l'attività per tre giorni in mancanza di scontrino, o multe salate per aver superato di pochi chilometri il limite di velocità ? Come sempre : forti con i deboli e deboli con i forti ! Non si affrontano così i problemi che ricordiamo non sono solo le zanzare, sono gli sprechi d’acqua, sono le falde acquifere superficiali e profonde con limiti inaccettabili di azoto in un territorio classificato nella cartografia ufficiale come altamente vulnerabile, sono alcuni milioni di tonnellate di gas serra scaricati nell’atmosfera insieme al vapore d’acqua (altro gas serra) generato dalle risaie, sono milioni di € di contributi ad attività che probabilmente s non li avessero chiuderebbero .... o si riconvertirebbero. Capisco che è molto più facile
scaricare su groppone dei contribuenti i costi con cui aiutare la
categoria, è più facile fare invasi in montagna (che naturalmente
serviranno a tutti beninteso !), dare contributi con ogni pretesto, il
più simpatico è per la difesa della biodiversità (sic!) (ma avete mai
visto una risaia ... fatemi capire in centinaia di chilometri quadrati
di acqua e riso dove sta la biodiversità ? persino le zanzare sono
limitate ad alcune varietà !). Un
giorno ci diletteremo a calcolare quanto costa al contribuente un chilo
di riso nostrano. Concludo amici con un detto famoso : puoi ingannare tante volte qualcuno, puoi ingannare qualche volta tutti, ma non puoi ingannare sempre e tutti. N.B. i
riferimenti a quanto sopra esposto li puoi trovare nella rassegna
stampa, in particolare di gennaio e febbraio ‘07, oltre che nelle
ricerche e nei documenti pubblicati su questo sito. |
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A proposito di coltivazione in asciutta e di sprechi idrici
A
proposito della coltivazione del riso in asciutta abbiamo scovato una
interessante ricerca (e altre ne scoveremo) La ricerca fu condotta da M. Russo Salvatore e M. Salvalaio Iside per l’istituto sperimentale per la cerealicoltura, sezione specializzata per la risicoltura a Vercelli, ne riportiamo la relazione completa in formato .pdf (purtroppo l'abbiamo trovata solo in inglese) ed una sintesi di seguito in italiano, scusandoci sin d'ora se la traduzione dall'inglese tecnico può risultare in qualche passaggio imprecisa. Abstract
- Sono state condotte sperimentazioni in campo nel periodo 1994-97 sui
terreni sabbiosi del Vercellese per valutare le performance di 15 varietà
di riso coltivati in asciutta. E’ stata impiegata l’irrigazione
mediante irrigazione superficiale, le applicazioni con questo metodo
sono state generalmente di tre per stagione. L’acqua totale impiegata
è di circa 800-900 mc per ettaro secondo l’andamento delle
precipitazioni stagionali durante un periodo standard di 150 giorni.
Sono state misurate la crescita delle piante, la formazione della spiga,
la maturazione, il rendimento sul campo e il rendimento di molatura. La
coltivazione aerobica (ndr. in asciutta) influenza lo sviluppo, e la
durata del ciclo delle differenti varietà. Le varietà commerciali di
indica e japonica, Panda, Koral, Petaso, Dorella, Loto, Ghibli, ed altre
varietà selezionate si adattano meglio alle coltivazioni a secco. Molti
varietà perdono i loro rendimenti a causa sostanzialmente
dell’aumento della sterilità dei fiori, e per la ridotto riempimento
del grano. La precocità ha mostrato di essere entro un certo limite
legata alla tolleranza allo stress d’acqua. Gli
esperimenti con lisimetro sono stati condotti sui terreni sabbiosi di
Vercelli, per valutare gli effetti comparati dei metodi di coltivazione
in asciutta e in sommersione combinati con diversi valori di azoto sul
raccolto di riso (Oryza sativa. L.). I regimi d’acqua sono stati
continuamente mantenuti per la sommersione o mediante spruzzatori che
mantenessero circa il 20% di umidità del suolo. I trattamenti azotati
in combinazione con il regime d’acqua sono stati di 100, 150, e 200 kg
di urea-N per ettaro, ciascuna applicazione in tre dosi uguali di
irrorazione, prima del
trapianto, a mezza coltivazione, alla formazione della spiga
rispettivamente. I parametri di crescita e rendimento sono stati
misurati per determinare gli effetti dell’applicazione dei
fertilizzanti azotati e l’effetto sul raccolto di riso. La
coltivazione in asciutta confrontata con quella in sommersione ha
incrementato significativamente la frazione assumibile di NH4 e NO3 che
si sono accumulati dopo la prima e la seconda applicazione di
fertilizzanti azotati. Le
concentrazioni di proteine totali e azotate si sono significativamente
incrementate con il sistema in asciutta all’incremento dei valori di
urea-N applicati. In
generale questa ricerca ha dimostrato che il rendimento ridotto e la
cattura di azoto da parte delle piante di riso coltivato in asciutta
potrebbe dipendere dal processo di nitrificazione nel terreno asciutto
seguito da tassi elevati di lisciviazione dell’azoto.
* * * Alla
ricerca sono inoltre allegate numerose tabelle che sintetizzano i
risultati della sperimentazione. Interessanti
fra esse quelle relative ai rendimenti che variano per la coltivazione
in asciutta dai 4,57 tonnellate per ettaro di media sulle 15 varietà
del primo anno di sperimentazione (1994) a 7,53 t/ha il quarto anno
1997 con 15 varietà di riso di cui solo 6 impiegate sin dal
primo anno e le restanti 7 introdotte negli anni successivi. - riduzione del consumo d’acqua; - economia nei costi dei macchinari impiegati; - riduzione di vincoli nei tempi per la semina; - migliora le condizioni di coltivazione. |
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Anche i cinesi sperimentano il riso in asciutta
Riportiamo quindi le conclusioni sia in inglese che in italiano di una ricerca condotta da Mao Zhi (Professor, Department of Irrigation and Drainage, Wuhan University, Wuhan, 430072, P.R. China).
Naturalmente per chi fosse interessato alleghiamo anche il testo completo della ricerca in inglese.
8.
CONCLUSION: (1)
Three essential water efficient irrigation regimes (WEI) for rice, which
include the regimes of combining
shallow water depth with wetting and drying (SWD), alternate wetting and
drying (AWD) and semi—dry cultivation (SDC), have been adopted in the
different rice growing regions of China. (2) In comparison to the traditional irrigation regime—continuous deep flooding (TRI), rice yield can be increased slightly, water consumption and irrigation water use of paddy field can be decreased greatly and the water productivity of paddy field can be increased remarkably under the WEI. (3) The main causes of decrease of water consumption and irrigation water use are the decrease of the percolation rate in paddy field and increase in the utilization of rainfall. (4) A positive environmental impact is obtained by adopting WEI, the main cause of getting bumper yields were that the ecological environment under WEI is more favorable for the growth and development of rice than that under TRI, especially, the condition of soil aeration, which effects the growth and development of rice roots, is been improved. (5)
For avoiding the decrease of yield under WEI, some measures, as timely irrigation,
coordinating irrigation with fertilization and weed control and
maintaining an adequate water depth when meeting with the special
weather, must be used. (6) Because of shortage of water resources
in China is becoming more serious each year, the water efficient
irrigation techniques should
be further investigated and adopted on large areas. 8.
CONCLUSIONE: (1)
E’ stata sperimentata in diverse regioni di coltivazione del riso in
Cina, l’efficienza di tre regimi di irrigazione (WEI) (Water
Effcient Irrigation), che prevedono
in combinazione irrigazione poco profonda
con bagnatura e asciutta (SWD) (Shallow Wetting Drying),
alternanza di bagnatura ed asciutta (Alternate Wetting Drying) e la
coltura in semi—asciutta (Semi Dry Cultivation), (2)
rispetto al regime con irrigazione continua e tradizionale con
sommersione profonda (TRI), la produzione di riso può risultare
leggermente aumentata; il consumo di acqua e l’uso di acqua di
irrigazione può essere ridotto fortemente
e la produttività di riso rispetto all’acqua impiegata può risultare
aumentata notevolmente con il sistema WEI. (3)
le cause principali di calo del consumo di acqua di irrigazione sono la
diminuzione della frazione di percolazione in campo e l’aumenta
nell'utilizzazione dell’acqua piovana. (4)
un positivo effetto ambientale può ottenersi adottando il metodo WEI,
il motivo principale che consente di ottenere la produzione piena sono
le favorevoli condizioni ambientali che si realizzano col sistema WEI più
favorevole per la crescita e sviluppo di riso che quella con il sistema
TRI, specialmente in condizioni di aerazione del suolo che favorisce la
crescita e lo sviluppo delle radici del riso. (5)
per evitare il calo di prodotto col metodo WEI, si può ricorrere ad
alcuni metodi come le tempistiche di irrigazione, coordinate con la
fertilizzazione ed il controllo delle infestanti
ed il mantenimento di adeguate irrigazioni in
profondità in presenza di tempo avverso. (6)
Visto che la scarsità delle risorse d’acqua in Cina sta diventando
sempre più seria ogni anno, trovare
tecniche di irrigazione efficienti dovranno essere studiate
ulteriormente e dovranno essere adottato su vasta scala.
(n.d.r.) ... e visto che i cinesi qualche esperienza in più dei nostri risicoltori (e dei nostri consorzi irrigui) ce l'hanno, vuoi per 7.000 anni di pratica risicola, vuoi per i 200 milioni di tonnellate annue prodotti rispetto ai nostri 1,5 milioni di tonnellate annue, qualcosa vorrà pur dire ..... |
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COLTIVAZIONE DEL RISO IN ASCIUTTA
L'assessore casalese Scoccati prepara una giornata di studi sulla coltivazione del riso in asciutta, per ridurre le zanzare. L'assessore all'agricoltura di Casale Monferrato, Enrico Scoccati, torna sulla proposta presentata alcune settimane fa di passare alla produzione del riso in asciutta per sconfiggere il proliferare delle zanzare. L'idea dell'assessore è di organizzare in città in tempi brevi una giornata di lavori congressuali su questo tema con la partecipazione di un importante esponente del Ministero delle Politiche Agricole, degli assessori regionali di Piemonte e Lombardia, dell'assessore provinciale all'Agricoltura e di alcuni esperti in materia. Nel frattempo Scoccati continua a sostenere l'efficacia del sistema in asciutta, per sei ragioni: più razionale impiego delle risorse idriche, minor proliferazione delle zanzare, benefici colturali, diminuzione della produzione di gas serra, prevenzione per future emergenze sanitarie e riduzione del passaggio di sostanze tossiche nei terreni.
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