zanzare e istituzioni

Va dove ti porta …. la zanzara, seguendo le vicende “zanzaresche” dopo carenze idriche, leggi, contributi UE, biodiversità, rane, commercio equo e solidale siamo chiamati a cimentarci in un nuovo capitolo : le istituzioni.

Eh sì,  perché il nostro dittero ci conduce anche ad affrontare questo interessante argomento ed attraverso le di lui vicende, a capire come funzionano o non funzionano o funzionano male o fin troppo bene le istituzioni in Italia.

Vedete un po’ e, se volete, fatemi sapere il vostro pensiero in merito.

Uno dei temi che ancora non ha assunto l’attenzione dovuta anche fra gli addetti ai lavori è l’analisi sui limiti delle istituzioni. Abbiamo provato a fare una piccola indagine sul tema delle istituzioni ed abbiamo ovviamente trovato di tutto un po’ : dalle definizioni, alla storia delle istituzioni, a siti dedicati allo studio delle istituzioni, alla difesa ed alla libertà delle istituzioni. Quasi nulla sui limiti delle istituzioni.  

L’argomento in verità non è dei più semplici, ma proveremo a sintetizzarlo ed a semplificarlo.  Anni fa era in auge uno scrittore saggista che ai più, oggi, dice poco o nulla si chiamava Ivan Illich. Dobbiamo poi aggiungere che spesso, fra coloro che a lui fanno oggi riferimento spesso, sentiamo dire molte sciocchezze. 

Pur tra molti limiti, questo originale “filosofo” ebbe il merito di fare per primo una approfondita analisi critica proprio sui limiti delle istituzioni: dalla scuola, all’istituzione medica, ai trasporti.

La tesi “in soldoni” (mi perdonino gli esperti che certamente troveranno grossolana la sintesi) era che le istituzioni percorrono una sorta di parabola storica, nascono per affrontare un problema sociale, ma inevitabilmente subiscono un processo di degrado,  diventando col tempo autoreferenziali, ed arrivando addirittura dopo un periodo più o meno lungo ad andare contro ciò per cui sono state create, ossia finiscono per creare il danno che dovrebbero curare. 

Senza andare a “pescare” oltre nel pensiero di Illich (che poi riprenderemo) passiamo invece ad una personale interpretazione al caso della lotta alle zanzare.

Come tutti sanno esistono oggi nel nostro - Bel Paese – una congerie di istituzioni; certamente, l’Italia, è lo Stato fra i più affollati al mondo, se non il più affollato al mondo, di istituzioni, vediamone alcune che potrebbero in qualche misura per le competenze attribuite assumere un ruolo di gestione nella lotta alle zanzare: cominciamo da quelli pubblici: lo Stato con i suoi ministeri, Sanità, Ambiente, Agricoltura, le Regioni anch’esse articolate in consistenti analoghi assessorati con centinaia di dipendenti che si interessano ormai di tutto, sorvoliamo su province, comuni e comunità collinari, per prevenire l’obiezione di qualcuno che troverebbe da dire a causa dei limiti territoriali; una riflessione è comunque da farsi, perché quando si tratta di contestare la realizzazione di infrastrutture i coordinamenti fra enti locali funzionano a meraviglia e in questo caso invece non dovrebbero funzionare ? . 

Abbiamo poi le ASL principali responsabili della salute pubblica, per poi passare ad altri enti come l’IPLA (Istituto Piante da Legno e Ambiente) che già sta gestendo la lotta alle zanzare, oltre tanti altri enti sia pubblici che privati disponibili ad affrontare il problema;  ci sono poi le associazioni degli agricoltori che oltre ad assumersi l’onore di difendere i diritti dei soci potrebbero anche assumersi l’onere di assistere i loro associati per gestire anche i doveri. 

Ed ancora chissà con quali costi le società private del settore, anche estere, che in giro per il mondo hanno svolto per conto di interi stati la lotta alle zanzare in aree ben più infestate delle nostre pianure, magari anche in presenza di pericolose malattie veicolate da questi insetti, sarebbero disposte ad intervenire garantendo in tempi certi risultati stabiliti ? Qualcuno ha mai valutato questo percorso ? 

Esistono poi strumenti legislativi in grado di affrontare, senza creare nuovi carrozzoni pubblici, la questione zanzare.

Fra i tanti, di uno di questi strumenti abbiamo già scritto in un precedente articolo: il Consorzio obbligatorio.

Tutti coloro che con le loro attività producono effetti negativi sull’ambiente, il territorio, rischi per la salute, degrado della qualità della vita, dovrebbero entrare a far parte di un Consorzio obbligatorio che si faccia carico della eliminazione di detti problemi. 

Metodo già sperimentato nel riciclaggio dei rifiuti: con il consorzio obbligatorio per gli olii esausti, o per la plastica o per il vetro. 

Basterebbe che qualche frazione di € per ogni kg di riso prodotto venisse versato a detto Consorzio che provvederebbe a tutte le iniziative necessarie per mantenere la densità delle zanzare sotto stabiliti limiti di accettabilità richiesti e controllati, questo sì, dal pubblico. 

Considerando una produzione annuale di circa 1,5 milioni di tonnellate di riso, per ogni centesimo di € / kg di riso prodotto da destinare al Consorzio obbligatorio si avrebbero  circa 15 milioni di €. Se poi i centesimi fossero due o tre o 5 la disponibilità aumenterebbe proporzionalmente a 30, 45 o 75 milioni di €. 

La spesa pubblica (che per inciso quest’anno a superato il 50% degli introiti dello Stato) non si caricherebbe di ulteriori costi che avrebbero inevitabilmente due effetti: aumento delle tasse e/o sottrazione di risorse ad altri comparti di intervento. 

Inoltre, con il Consorzio obbligatorio, ci sarebbe tutto l’interesse dei risicoltori a collaborare e risolvere rapidamente il problema zanzare stante il maggiore costo che si troverebbero a sopportare. Non solo, magari qualcuno inizierebbe finalmente a ragionare sulla convenienza economica fra continuare a reprimere la generazione delle zanzare mantenendo le sommersione alternate oppure passare all’asciutta. 

La cosa peggiore che può fare una pubblica istituzione è quella di rinunciare ad internalizzare, ossia riportare all’interno dei processi produttivi, i costi sociali che tali attività generano per assumersene lei stessa l’onere. E’ la logica della privatizzazione dei profitti e della socializzazione delle perdite (qualcuno si ricorda gli anni degli aiuti di stato alla FIAT e la positiva evoluzione della azienda al venire meno di tali aiuti che la spinsero a confrontarsi con la concorrenza ?). 

La progressiva internalizzazione dei costi esterni delle attività produttive andrebbe applicato sistematicamente. In altri ambiti (i trasporti) la Comunità Europea si è già espressa in questo senso. 

Quale sarebbe invece l’obiettivo (oggi qualcuno direbbe la mission)  dell’istituto ? debellare le zanzare o tenerle sotto controllo; è evidente: tenerle sotto controllo, perché una definitiva eliminazione decreterebbe l’inutilità dell’ente. (Si fa presente che nella maggior parte d’Italia, d’Europa e del mondo le zanzare non ci sono o sono a livelli del tutto limitati pur senza l’esistenza di istituti ad hoc per il semplice motivo che non ci sono le condizioni ambientali ad esse favorevoli). 

Questo accade perché tutte le istituzioni, sono fatte da persone, che tendono inevitabilmente e comprensibilmente  ad accrescere il proprio status economico ossia  gerarchico, sociale e di potere, questa naturale esigenza umana è il motore che spinge a far crescere dimensioni, competenze e costi dell’istituzione, ossia assumere sempre più personale, chiedere sempre più contributi, allargare sempre più gli ambiti di competenza, il tutto mantenendo sempre vivo e presente il motivo principe che ha portato alla loro creazione, in questo caso, la presenza delle zanzare. (Chi si ricorda la famosa storia del tentativo di sopprimere gli enti inutili che ancora oggi non è del tutto conclusa ?) 

E come si porrebbe un istituto del genere rispetto ad una proposta di riconversione delle risaie all’asciutta (ma anche nei confronti di ogni altra proposta) che eliminasse alla radice il problema delle zanzare  e quindi lo scopo per cui è stato creato detto istituto?. 

Domanda retorica, ma ecco qui la situazione dichiarata da Illich, l’istituzione va contro ciò per cui è stata creata ossia l’eliminazione delle zanzare, per dedicarsi invece al controllo  che, più è difficile, meglio è, in quanto richiede più risorse per l’istituto ed in ultima analisi per chi con esso campa. 

Diverso sarebbe sviluppare un settore specifico all’interno di una istituzione multifunzionale esistente che molto più facilmente, all’occorrenza, potrebbe chiudere quel settore spostando in altre strutture della stessa organizzazione i suoi componenti o se necessario implementarla anche con assunzioni che avrebbero tra l'altro maggiori prospettive di impiego e carriera all'interno di una struttura non vincolata esclusivamente ad un obiettivo. 

Ciò detto perché allora, tanto interesse e bisogno, soprattutto da parte dei politici di creare, come in una catena di montaggio, nuove istituzioni ?  Certamente c’è un dato di acquisizione del consenso, viene creata ex novo una struttura di potere con nomina di dirigenti e nuove assunzioni, introduzione di nuovi capitoli di spesa nei bilanci pubblici, affidamento di competenze, rapporti col territorio comuni, consorzi, risicoltori ecc.ecc.

Proviamo, così per celia, a immaginare come sarebbe costituito un nuovo istituto per la lotta alle zanzare. 

Sede Vercelli, dipendenti : qualche centinaio, potrebbero venire assunti tutti i ragazzi che in questi anni hanno svolto attività per i comuni capofila per la lotta alle zanzare, e quelli assunti quest’anno a tempo determinato per le operazioni sui campi;  per i dirigenti basta guardare  fra i nomi dei diversi esperti che in questi anni hanno partecipato ai convegni sulle zanzare; certamente qualcuno penserà anche a mettere un nome di richiamo, magari come Presidente onorario, qualcuno, come si dice, di chiara fama, e che è meglio non avere contro, come ad esempio, il famoso entomologo Celli. 

Stanziamenti : la Regione ben volentieri si toglierebbe la grana delle zanzare dando qualche milione di Euro a detto istituto, d’altra parte è quello che già fa oggi con l’IPLA,  lo Stato farebbe la sua parte, una volta passata la legge un’altra paccata di milioni arriverà da lì. 

L’importante è che sia, specialmente ai livelli alti, tutta gente omogenea all’area politica che gestisce l’operazione, che tenga i contatti con le persone giuste e che, nei momenti opportuni, sappia ricordare a tutti, ai dipendenti, alle altre istituzioni, ai risicoltori, ed ai  cittadini, i meriti, compreso quello di aver risolto o per lo meno affrontato “seriamente” il problema delle zanzare senza stravolgimenti (come vorrebbero quei fanatici della riconversione). 

E se per caso qualche cittadino, nonostante gli “indiscutibili” risultati  ottenuti come dimostreranno tabelle e relazioni prodotte da qualche ufficio ad hoc preposto all’interno del nuovo istituto, dovesse evidenziare che alla sera, causa zanzare, si continua a non poter cenare in giardino (vedi analogia con  vox populi), si sentirà rispondere che effettivamente, … sì non siamo ancora arrivati al definitivo risultato, ma con qualche anno di tempo (chissà se avranno l'accortezza di non chiamarla più sperimentazione), un po’ più di soldi, … ulteriori miglioramenti saranno possibili.

 

Non sono forse le stesse cose che ci sentiamo raccontare da anni ?