in asciutta si può

La Stampa - Vercelli - 24-4-2007

"E io farò crescere il riso all'asciutto"

Elisabetta Lupotto in una delle risaie sperimentali

La scienziata che da tre anni
studia un metodo per evitare
la «sommersione»

MARCO FERRANDO

VERCELLI


Il riso ai tempi della siccità? «Crescerà all’asciutto, o comunque con molta meno acqua di oggi. La sommersione è un lusso che non potremo permetterci per sempre». Ogni volta che lo ripete, gli agricoltori vercellesi che passano davanti al suo campo completamente asciutto storcono il naso: «L’è fola», dicono con sarcasmo. Ma «il mare a scacchi», come vengono chiamate le risaie una volta allagate non producono nessuna nostalgia su Elisabetta Lupotto che, con l’Istituto sperimentale per la cerealicoltura di Vercelli che dirige da tre anni, continua la sua battaglia a secco: «È un processo irreversibile. Nell’Ottocento le risaie venivano sommerse con 20-30 centimetri d’acqua, col passare del tempo si è ridotto l’allagamento a un sottile velo d’acqua. Adesso c’è addirittura un laser che viene utilizzato per spianare il terreno e così non usare neanche una goccia di troppo. I tempi della coltura si sono accorciati, sono scesi da 165 a 125 giorni. L’acqua un tempo era una sorta di coperta fisiologica, che c’era e poteva essere utilizzata come si credeva: oggi questo scenario non esiste più, domani sarà ancora peggio. È giusto trovare strade alternative, e bisogna trovarle per tempo».
È da anni che a Vercelli si sperimenta come placare la sete del riso, e dall'anno scorso anche l'Unione europea ci ha messo un po' di soldi, 180 mila euro nel progetto «Cedrome». «Quando le piante hanno “la sücina” - ripetono scettici gli agricoltori vercellesi - non c’è nulla da fare, bisogna dare acqua, non esiste esperimento che tenga». Ma qualche sorpresa è già arrivata: «Chiudendo quasi completamente il rubinetto e accontentandosi del 20% dell’acqua normalmente utilizzata per una coltura tradizionale, si è scoperto che è possibile ottenere fino all'80% della resa derivante dalla coltura in sommersione», spiega con una punta d’orgoglio la Lupotto.
Il segreto? «Scegliere le varietà giuste, ovvero quelle fisiologicamente meno “assetate” e al tempo stesso capaci di ottimizzare tutto ciò che succhiano dal terreno». Dall’anno scorso nelle risaie della Lupotto, tra San Germano e Vercelli, la semina si effettua a secco nel mese di maggio, e al posto della sommersione si provvede a tre irrigazioni «potenti», tra giugno e luglio, proprio come avviene per il mais: nel 2006 la produzione si è ridotta del 37,2% (da 7,78 a 4,86 tonnellate per ettaro), ma in regime di asciutta il Vialone nano ha accusato una contrazione di appena il 20,9%, e il Carnaroli del 18%. «I risultati - commenta Elisabetta Lupotto, che nel progetto è affiancata da due giovani agronomi, Diego Greppi e Stefano Cavigiolo - dimostrano che per il momento il riso dà il meglio di sé in acqua sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, ma il gap non è poi così significativo». Dunque? «Il riso può essere considerato una pianta a sommersione facoltativa», e se nei prossimi anni l’acqua resterà poca (e dunque sempre più cara), non è escluso che dalla sede vercellese del Cra, il Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura, possano uscire indicazioni chiare per le imprese risicole, ovvero un elenco delle varietà capaci di dare il massimo anche a secco, o quasi.
Ma gli agricoltori frenano. «La possibilità di coltivare il riso in asciutta non si pone neanche», tuona Quirino Barone, presidente dell’Unione agricoltori di Vercelli e Biella. Per lo meno non subito: «Non è solo questione di tradizione - osserva - ci sono requisiti strutturali che non possediamo. È giusto che la ricerca se ne occupi, ma le esperienze maturate sul campo in Est Sesia, dove molti seminano in asciutta, dicono che i tempi non sono ancora maturi: piuttosto, potrebbe essere interessante conoscere in tempi brevi quali sono le varietà che resistono meglio in condizioni di carenza idrica».
E pensare che già da tempo tra i risicoltori è lotta all’ultima goccia. Quest’anno il primo ciclo di sommersioni si è aperto a fine marzo, le piogge della vigilia hanno scongiurato il peggio ma intanto tra Vercelli, Novara e Pavia resta la paura di trovarsi a metà stagione con i canali mezzi vuoti, come l’anno scorso e - in misura ancora più drammatica - nella torrida estate del 2003.

In asciutta si può ma ... non tutti lo sanno

 

Della dott.ssa Lupotto abbiamo già riportato sul sito due articoli uno relativo alle rane e l'altro riguardante proprio la sperimentazione del riso coltivato in asciutta. Per l'importanza che questo articolo riveste abbiamo voluto porlo in giusta evidenza.

Ci permettiamo come sempre qualche riflessione sul caso.

La Regione Piemonte da anni investe miliardi delle vecchie lire e milioni degli attuali euro per tentare di risolvere, senza alcun risultato, il problema zanzare; affronta il problema della rischio siccità spendendo soldi per invasi, canali di irrigazione, tenta di risolvere la grave perdita della biodiversità finanziando interventi in risaia, ma non un Euro per qualche forma di sperimentazione di coltivazione del riso in asciutta che, come è ormai ampiamente dimostrato risolverebbe alla radice il problema delle zanzare, ridurrebbe drasticamente gli spechi d'acqua e moltiplicherebbe la biodiversità senza parlare della riduzione dei gas serra ecc. ecc. . Finanzia iniziative che da anni reiteratamente si dimostrano fallimentari e non considera sperimentazioni che sono molto più che promettenti  e che oltre ad essere ambientalmente logiche e coerenti, sarebbero risolutive rispetto ai problemi creati.

Perchè ?

Evidentemente per la Presidente Bresso e l'assessore all'agricoltura Taricco gli argomenti portati da esperti di diversa provenienza a sostegno della riconversione sono tutte facezie al confronto dei pesanti argomenti dei coltivatori di riso.

Tant'è che la Presidente Bresso ha invitato i sindaci (La Stampa del 4 maggio) ad anticipare le ordinanze con cui regolano l'uso dell'acqua per l'irrigazione di orti e giardini. Ovviamente sono le patate e le begonie dei nostri giardini che faranno risparmiare l'acqua. Così come lo sono anche per il candidato presidente della Provincia di Vercelli Carcò  e segretario dei Verdi Sellaro  che nell'articolo comparso su La Stampa del 9 maggio, da esperti e sensibili ambientalisti ritengono diversamente da esponenti di Pronatura e Legambiente che le risaie vanno bene così come oggi sono

 

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