riso e sottosviluppo

Il riso è uno dei più importanti prodotti per l’economia dei paesi poveri, ed è anche uno dei prodotti importati attraverso il cosiddetto commercio equo e solidale ma non solo.

In questi Paesi il divario tra ricchi e poveri sta aumentando a vista d'occhio in diverse parti del Paese. Ad esempio in Thailandia, mentre nella zona di Bangkok, ad alto tasso di urbanizzazione, la crescita economica ha avuto un incremento spettacolare cui hanno contribuito soprattutto la creazione di diverse zone franche ed il grande afflusso di investimenti stranieri. In altre regioni aumenta ulteriormente la povertà, oramai quasi endemica; come ad esempio in Surin, una zona nel nord-est del Paese, al confine tra la Cambogia ed il Laos, particolarmente colpito dalla fuga dalle campagne e dall'impoverimento. Nonostante tutto, il 90% della popolazione, principalmente famiglie di piccoli agricoltori, si sforza ancora di (soprav)vivere di agricoltura di sussistenza in gran parte di riso. Tuttavia, gli agricoltori sono quasi sempre costretti, a causa di mancanza di denaro, a vendere la loro produzione, ancora prima del raccolto, a venditori che procurano loro anche dei crediti ad un prezzo da usura. Sono innumerevoli le famiglie che si ritrovano coinvolte in questo circolo vizioso di indebitamento, spesso addirittura per intere generazioni. E l'esodo verso la città rappresenta una soluzione solo in rari casi. Così molti bambini e bambine vengono obbligati a a lavorare e a prostituirsi per pagare i debiti dei genitori.

L’importazione di riso da questi Paesi, in particolare quello che passa attraverso la catena ormai ramificata in tutti i Paesi occidentali del Commercio equo e solidale è in grado di aiutare efficacemente queste realtà contribuendo anche a ridurre la spinta migratoria.

Che cos’è il commercio equo e solidale ? Al di là di recenti denunce di speculazioni avvenute anche in questa realtà e possibili purtroppo in ogni cotesto umano, resta uno dei modi più efficaci per promuovere lo sviluppo. La Carta europea dei criteri del commercio equo e solidale recita: "Il commercio equo e solidale è un approccio alternativo al commercio convenzionale; esso promuove giustizia sociale ed economica, sviluppo sostenibile, rispetto per le persone e per l'ambiente, attraverso il commercio, l'educazione e l'azione politica. Il suo scopo è riequilibrare i rapporti con i Paesi economicamente meno sviluppati, migliorando l'accesso al mercato e le condizioni di vita dei produttori svantaggiati, attraverso una più equa distribuzione dei guadagni." 

Il commercio equo e solidale è una relazione paritaria fra tutti i soggetti coinvolti nella catena di commercializzazione: produttori, lavoratori, -Botteghe del mondo-, importatori e consumatori grazie al Commercio equo e solidale del riso e degli altri prodotti; si promuovono migliori condizioni di vita nei Paesi economicamente meno sviluppati, rimuovendo gli svantaggi sofferti dai produttori per facilitarne l'accesso al mercato; si sostiene l'autosviluppo economico e sociale; si stimolano le istituzioni nazionali ed internazionali a compiere scelte economiche e commerciali a difesa dei piccoli produttori, della stabilità economica e della tutela ambientale; si promuove un uso equo e sostenibile delle risorse ambientali”.

Quella equa e solidale è una politica commerciale che contrasta con quella condotta dalla potente lobby dei risicoltori.

Lobby che hanno sollecitato e ottenuto misure protezionistiche all’importazione del riso extra-europeo mediante l’applicazione di dazi doganali in modo da evitare una concorrenza che li avrebbe visti perdenti a tutto guadagno dei consumatori che avrebbero potuto pagare meno il riso.

Non solo, sono stati attenuto cospicui finanziamenti della Comunità Europea, finanziamenti che derivano dalle tasse pagate da quegli stessi cittadini consumatori che oltre ad esser vittime degli “effetti collaterali” delle risaie subiscono non solo il costo maggiorato del riso che acquistano ma si vedono trasferire parte dei propri versamenti erariali proprio per arricchire coloro che sono causa del loro tormento estivo, dei limiti dello sviluppo del loro territorio oltre ad un generale impatto sull'ambiente.

Grazie a questo perverso meccanismo inoltre vengono limitate le possibilità di sviluppo nei Paesi più poveri favorendo così anche la pressione migratoria.  

Un risaiolo Monferrino benefattore

Autour du Riz coltiva il suo riso nella regione di Chieng Rai in Thailandia, un altopiano montuoso vicino al confine laotiano, naturalmente protetto dall’inquinamento cittadino.

Da più di 13 anni, sotto l’iniziativa di Francesco Vignola, fondatore dell’impresa Riseria Monferrato, in collaborazione con il Rice Research Institute of Bangkok, ha dato origine ad un programma del tutto particolare di produzione di riso Thaï bio. I campi, seminati da un consorzio di 3 villaggi, sono coltivati da più di 200 agricoltori certificati Bioagricert. La raccolta selezionata da Autour du Riz viene fatta manualmente. Un prezzo soglia è stato fissato al fine di proteggere il reddito degli agricoltori e delle loro famiglie nel caso vi fosse una caduta a livello mondiale del prezzo del riso. Le mense della regione sono approvvigionate con riso bio in modo che i bambini possano beneficiare di un riso di qualità. Lo stabilimento italiano ha creato una società a Bangkok per commercializzare questo riso bio nel mondo. Essa ha ottenuto l’esclusività della distribuzione del riso thai bio in Europa. I risi Autour du Riz che provengono dalla Thaïlandia sono certificati per il commercio equo solidale da Bioagricert.

Il riso acquistato attraverso il commercio equo e solidale costa pure meno di quello prodotto in casa nostra.  

http://www.autourduriz.com/it/commerce-equitable.html 

Gli interventi Riso Scotti in Romania dal 2002 ad oggi

Nel 2002 è stato creato un gruppo di lavoro, con lo scopo di studiare a tavolino la Romania. Molti gli ostacoli incontrati:

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la difficoltà di acquistare ed accorpare i terreni da destinarsi alle coltivazioni;

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la notevole entità degli interventi necessari per rendere i terreni atti alla coltivazione;

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l’importante capitale di anticipazione necessario per i lavori di riconversione dei terreni e per la realizzazione degli stabilimenti di trasformazione e produzione;

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l’eccessivo costo dell’acqua di irrigazione.

Nel 2003 è stato fatto un primo test di coltivazione su 60 ettari presi in locazione (messo a dimora il riso capostipite e fatto prove in campo, per valutare l’adattabilità di alcune varietà italiane che erano state selezionate in funzione alle esigenze climatiche - somma termica e fotoperiodo - e merceologiche - contenuto in amilosio, alkali test, tendenza all’incollamento, grado di perlatura, ecc...). Anche e soprattutto dal punto di vista strettamente agronomico le difficoltà incontrate sono state tante (ed alcune continuano tutt’ora):

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degrado delle strutture irrigue, delle canalizzazioni, del sistema d’afflusso e di pompaggio dell’acqua;

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sommario livellamento dei bacini di coltivazione;

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eccesso di salinità ed alcalinizzazione superficiale dei territori;

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elevata impermeabilità del suolo e conseguente tendenza all’impaludamento;

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necessità di interventi di bonifica di costo assolutamente rilevante;

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conseguente difficoltà produttiva;

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eccessivo costo dell’acqua di irrigazione;

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presenza massima, conseguente all’abbandono della coltivazione, di alcune infestanti particolarmente difficili da debellare (soprattutto la Phramites);

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difficoltà a reperire gli erbicidi specifici per il riso, di cui è stata abbandonata l’iscrizione.

Nel 2004 si è intervenuti su un primo lotto di terreni di proprietà (che entro la fine di quell’anno hanno raggiunto il numero di 3.600 ettari di terreno, acquisiti tramite circa 5.000 rogiti direttamente con i proprietari). Si è provveduto a riattivare diverse decine di chilometri di canali, sono stati effettuati i livellamenti delle parcelle utilizzando livelle a riferimento laser, e tutto quanto necessario sino a giungere alla semina, nel 2005, dei primi 500 ettari di proprietà, situati nel comune di Giurgeni, provincia di Ialomita. Il riso ottenuto è stato in parte venduto al consumo ed in parte destinato alla selezione, affinché potesse essere impiegato come seme per le coltivazioni del 2005, sia nelle coltivazioni di proprietà sia in quelle di altri coltivatori che, sull’onda delle esperienze Riso Scotti, si stanno avvicinando alla coltivazione del riso. E’ stato assunto un responsabile della logistica, una responsabile amministrativa, 17 dipendenti e 3 ingegneri agronomi che stanno ultimando la formazione prevista dalla Scotti nella coltivazione del riso. Sempre nel 2005, sono state individuate le caratteristiche merceologiche di prodotto gradite al consumatore romeno e conseguentemente indirizzate le scelte del materiale genetico. Parallelamente, è nato il primo nucleo della struttura commerciale, con l’assunzione di un Direttore Commerciale e la selezione di personale commerciale qualificato, che lavorerà con l’obiettivo di rendere Riso Scotti partner di tutti i consumatori romeni. Ancora nel 2005 è stato realizzato un nuovo campo sperimentale di confronto varietale; si è intervenuti su altri terreni di proprietà più che raddoppiando la superficie investita a riso; è stato progettato un impianto specifico di essicazione e stoccaggio del risone, che è in fase di realizzazione e che sorgerà nella provincia di Ialomita, a nord di Bucarest, in località Giurgeni, nelle cui vicinanze sorgerà anche la riseria vera e propria.

Durante i prossimi mesi estivi è previsto l’intervento su nuovi territori al fine di ripristinare nuove risaie e poter nuovamente raddoppiare le coltivazioni nel 2006. Obiettivi per il futuro: continuare ad acquisire e ripristinare nuove superfici da destinarsi alla coltivazione del riso, fino a 10.000 ha, in cui gradualmente verranno introdotte tecniche innovative di “precision farming”, riferimento satellitare e tutto quanto necessario al fine di ottimizzare le produzioni. Lo stabilimento sarà supervisionato a distanza, gli operatori riceveranno in tempo reale, attraverso sofisticati sistemi di trasmissione dati ed immagini, istruzioni dagli specialisti della gestione della produzione e del controllo qualità della Riso Scotti di Pavia, ottenendo un riso lavorato con lo stesso standard di qualità della casa madre e conseguendo anche utili economie di scala. Si lavorerà, infine, sulla continua introduzione di varietà selezionate, per meglio rispondere alla richiesta di caratteristiche merceologiche sempre più evolute e mirate. Continuerà l’assunzione e la formazione di nuovi collaboratori. 

http://www.risoscotti.it/news/news_2005_06_21_b.html

I Cinesi nelle risaie Piemontesi

Non più “Riso amaro”, come nel celebre film di Giuseppe De Sanctis sulle mondine, ma “riso giallo”. Infatti, oggi nelle risaie italiane lavorano contadini cinesi. Mentre da anni, per mondare a maggio il giavone e a giugno le ciparee, una muffa verde che schiaccia le piantine di riso, si utilizzavano i diserbanti. Con il passare del tempo essi sono rivelati dannosi e inutili. Si è dovuto, dunque, tornare al lavoro manuale delle mondine. Ma, nel frattempo, le mondine si sono ridotte a qualche decina di simpatiche vecchiette che partecipano con un loro apprezzato coro ai festival di canzoni folk. Dove trovarne? Ma in Cina naturalmente. Ecco perché da qualche anno, d’estate, potete, fra Leri, Trino e Vercelli, intravedere i tipici cappelli di paglia a cono dei circa 250 contadini cinesi, uomini e donne, che lavorano nelle risaie padane. D’altronde, chi meglio di loro potrebbe curare una risaia? L’apporto cinese non si è però limitato al lavoro manuale. Un ricercatore, Wang Xue Reng, che da anni lavora al Centro ricerche di Sali vercellese, ha creato una nuova varietà di riso nero aromatico “Venere” che conosce un grosso successo presso i consumatori.  

Punto settimo: Il riso è uno dei prodotti coltivati nei Paesi poveri del mondo: l’acquisto di riso proveniente da questi Paesi attraverso le organizzazioni del Commercio equo e solidale (ma non solo), è un modo per aiutare il loro sviluppo, contribuendo così a creare, tra l’altro, le condizioni per prevenire le migrazioni di massa da quei Paesi verso l’Europa.  

      

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