
Torino,
15 settembre 2003
Egregio Direttore, In
merito alla risposta del Consorzio irriguo Ovest Sesia - Baraggia alle
critiche ed alle proposte dei radicali sulla questione del risparmio
idrico, pubblicata su 'La Stampa' del 14 settembre scorso, occorre
precisare quanto segue:
I dati che abbiamo fornito nella nostra conferenza stampa sugli utilizzi
d'acqua per consumi civili e per l’irrigazione definiti “privi di
fondamento” dal Consorzio Irriguo Ovest Sesia – Baraggia sono stati
tratti dal “Rapporto sullo stato dell’ambiente in Piemonte - 2002”
dell’ARPA (Agenzia Regionale Protezione Ambiente), l'organismo
tecnico-scientifico di supporto delle competenze regionali in materia
ambientale. In quel rapporto (a pagina 80) si può vedere come oltre 6
miliardi di metri cubi d'acqua siano utilizzati per l’irrigazione
dall'agricoltura piemontese e come l’80% di questi (circa 5 miliardi
di metri cubi) siano utilizzati nel solo Piemonte settentrionale.
Rispetto al consumo dell’acqua ribadiamo quanto abbiamo già affermato
nelle conferenze stampa che abbiamo tenuto a Torino, Cuneo, Fossano (CN)
e Vercelli: Il report "Acqua per le colture, ogni goccia d’acqua
conta”, realizzato e pubblicato nel 2002 dalla FAO (Food and
Agricolture Organization of the United Nations), afferma che
l’irrigazione a scorrimento e quella a sommersione consumano oltre il
50% dell’acqua utilizzata in conseguenza dell’evaporazione, dell’evapotraspirazione
e dall’inclusione dell’acqua nelle colture, mentre solo il 5-10%
dell’acqua impiegata negli usi civili ed industriali viene sprecata,
cioè cessa di essere disponibile per altri usi ambientali. Del tutto
priva di fondamento- e anche un po' ridicola- è dunque l'affermazione
del Consorzio, che sostiene che l’acqua possa essere utilizzata dalle
centrali idroelettriche, e poi nelle abitazioni, per poi passare ad
essere impiegata, per gli usi irrigui, nelle piante da frutto, e quindi
per il mais, e infine per la sommersione delle camere di risaia, e che,
alla fine di questo ciclo, tutta l'acqua così impiegata, senza che se
ne sia sprecata una goccia, sia effettivamente disponibile per le
successive colture o per rimpinguare le falde. Secondo questa curiosa
teoria, se cioè l'uso non comportasse consumo e quindi perdita d'acqua,
se non in piccolissima misura, non solo il vercellese sarebbe da
millenni sommerso dalle acque, ma non esisterebbero più neppure
continenti emersi.
Rispetto alla coltura in asciutta del riso, da
noi proposta come una prospettiva utile su cui lavorare, si denuncia il
rischio di un danno all’ecosistema; noi ribadiamo che presto o tardi
tutti, a monte ed a valle, dovranno fare i conti con l'impatto ecologico
ed ambientale dell’attuale risicoltura e crediamo che iniziare una
politica di conversione di una parte delle risaie in risaie coltivate in
asciutta sarebbe un provvedimento assennato e lungimirante.
Anche perché vi sono dei precisi obblighi di legge (decreto legislativo
152/99, legge regionale 61/2000) che garantiscono il deflusso minimo
vitale obbligatorio per ciascun fiume e torrente e quindi non si può
neanche immaginare di drenare ogni goccia d'acqua presente per irrigare
le nostre colture.
Si afferma infine che il risparmio idrico non andrebbe a vantaggio di
nessuno; strana affermazione da fare dopo un’estate che ha prosciugato
le riserve idriche di tutta la nazione e che ha causato danni enormi
proprio all’agricoltura che avrebbe avuto, almeno nella nostra
regione, un sufficiente apporto idrico se solo fosse utilizzata la
ragionevolezza di non sprecare la risorsa più preziosa che abbiamo:
l’acqua.
Bruno Mellano e Carmelo Palma
(consiglieri radicali Regione Piemonte)
Per informazioni 348-5335302 (Mellano)
Sulla
questione dei consumi idrici riportiamo - I
dati del consumo idrico nella
Regione Piemonte - Proposte
per una nuova politica di
risparmio sull’utilizzo dell’acqua - In
appendice i dati allarmanti del primo semestre 2006
predisposti da Rosa nel Pugno.