una lotta antica

La coltivazione del riso s'era introdotta nelle terre della marina lucchese nei primi anni del secolo XVII. Ma perché si videro notevolmente accresciute le malattie di quei luoghi, già per sé stessi malsani, le popolazioni mossero vivissime suppliche al Consiglio Generale della Repubblica contro le risaie, giudicate universalmente cagione della peggiorata salute. Le istanze, rimaste sospese nel 1611, furono risolute nell'adunanza dell'11 Maggio 1612; nella quale, dopo che il Gonfaloniere ebbe esposto come nove Comuni circonvicini a Quiesa, per mezzo dei loro Mandati, avessero chiesto in grazia che dette risaie si levassero, e ricordate anche altre istanze di cittadini interessati in que' luoghi, fu fatto decreto, che "atteso il grave danno che resultava alla vita delli huomini circonvicini alle risaie", fosse proibito in perpetuo di farle più in alcun luogo dello Stato, sotto pena di scudi 25 ai contadini che le lavorassero e di 200 ai cittadini che le facessero lavorare; e che delle trasgressioni dovessero conoscere il Potestà e l'Offizio sopra la Grascia , con prevenzione fra di loro.

La proibizione così assoluta, che non lasciava aperta la via a ripieghi e temperamenti, rimase con rigore osservata per oltre due secoli, e Maria Luisa la confermava in certo modo il 19 Novembre 1822, benché le assegnasse nuova forma e nuova penalità. La sua abrogazione avvenne bensì per fatto del Duca Carlo Lodovico, che con un rescritto del 31 Ottobre 1839 rilasciava licenza al Marchese Sampieri di Bologna di coltivare il riso nelle terre di marina. Seguitavano tosto altre concessioni simili a favore del Boccella, del Donati e del Minutoli - Tegrimi, proprietari lucchesi di que' luoghi. Ma la novità riuscì generalmente spiacevole al pubblico, ed il Duca fu rimproverato d'aver voluto favorire l'economico vantaggio de' proprietari, senza tener conto della salute del popolo. E tante furono le proteste ed i lamenti che da ogni parte si avanzarono, che il Ministro dell'Interno credette d'intervenire presso il Duca, proponendo che la coltivazione del riso fosse soggetta a talune regole, colle quali si escludesse il pericolo della salute pubblica, e venisse inoltre sottoposta alla sorveglianza continua di una speciale Commissione, composta de' Professori di Chimica e di Botanica del Liceo e del Commissario delle Acque e Strade del Circondario dove erano posti i terreni messi a riso (23 Febbraio 1840). Il Duca approvò in massima; ma soggiunse di non riconoscere nelle persone designate le cognizioni pratiche per giudicare della nuova coltivazione senza preconcetti di sistema; e però, solamente il 7 Aprile 1840, al seguito d'una seconda proposta ministeriale, fu decretata la Commissione di sorveglianza composta di Antonio Mazzarosa Presidente, del Professore di Fisica e d'Agraria e di altri due soggetti. Nel fatto però l'autorità della Commissione fu piccola, ed ebbe anche brevissima vita. Perché il Duca, dopo aver ordinato con una decisione del 14 Gennaio 1842 che il riso potesse solamente coltivarsi nei terreni assolutamente paludigni, così detti mazzuoli, e che in ogni modo occorresse una speciale licenza; il dì 8 Luglio dello stesso anno, con una seconda decisione a modo di appendice alla prima, disse che in que' luoghi la coltivazione potesse intraprendersi ipso iure, senz'altra formalità. Con siffatta risoluzione presa dal sovrano, senz'aver sentito il parere della Commissione, quest'ultima restava completamente spogliata d'ogni autorità. Talché il 18 Luglio, sapendo oramai d'essere esautorata, per non rimanere, come disse, mallevatrice in titolo di azioni non sue, chiese per mezzo del Presidente di essere disciolta; ed ebbe per risposta che la domanda giungeva inutile, perché una Decisione Sovrana del giorno 15 avea prevenuto il suo desiderio. In quest'ultimo documento fu detto che quindi innanzi il sorvegliare la coltivazione del riso, riguardo alla salute pubblica, toccherebbe al Comitato Permanente di Sanità. Nell'anno appresso la questione delle risaie fu trattata nella Unione degli Scienziati che ebbe appunto luogo in Lucca, e nella seduta de' 25 Settembre ne fu pronunziata una solenne condanna, avendo il consesso applaudito e fatto suo il rapporto apertamente avverso a quel genere di cultura, sottoscritto da una Commissione speciale composta de' principali scienziati, di cui nessuno lucchese, ch'ebbe Salvatore De Renzi per Presidente e Francesco Gera per Segretario e Relatore. Ma neppur questo valse allora a rimuovere il Duca dalla sua risoluzione, e seguitarono più frequenti che mai le concessioni. Il 6 Agosto 1846 n'erano state rilasciate 147 ad altrettanti proprietari, non solo per mettere a risaie terre di marina, ma anche nella pianura a levante della città, e fino in luoghi assai prossimi a questa. Per rescritto del 25 Marzo 1845 non occorreva più una sanzione reale, ma era stato investito il Ministro dell'Interno dell'autorità di concedere le licenze, sentito il Comitato Sanitario. Fin qui dunque fu chiaro che nell'animo del Principe poté il concetto che il vantaggio economico fosse maggiore dei danni sanitari, o forse che questi fossero esagerati dal pregiudizio popolare e l'opinione avversa procedesse principalmente dall'invidia di coloro che nella coltivazione non avevano parte. A un tratto però prevalse in lui una contraria opinione; e non si trova scritto per quali considerazioni si risolvesse ad abbracciarla, e quali fatti poterono dare il crollo alla bilancia. Ne fu primo segno la nomina nel 1846 di una nuova Commissione incaricata d'ispezionare e verificare i terreni messi a risaia. A questa seguitò un bando del 3 Agosto dello stesso anno, che ordinava, come, pendente il giudizio della Commissione, la cultura del riso fosse sospesa. In fine, il 23 Novembre seguente, fu pubblicato un Motuproprio che la proibiva del tutto; confessando ingenuamente che questa era stata concessa "nella veduta di recare sommo vantaggio ai sudditi, e che invece era stata causa di frequenti inquietudini e di molti richiami al Governo". Gl'interessati nella nuova coltivazione, che già ne avevano assaggiati i pingui guadagni, non chinarono il capo alla prima, ma presero invece ad assediare il Duca con suppliche e rimostranze d'ogni sorta; tanto che egli, rimanendo oramai fermo nella risoluzione, il 7 Marzo 1847 dichiarava che quindi innanzi avrebbe rifiutato simili istanze, e confermava la proibizione in perpetuo. Questo secondo decreto aveva un largo corredo di motivi, e nella parte dispositiva determinava alcune penalità ai trasgressori, ed anche a quelli che indugiassero a rimettere alla vecchia cultura i mazzuoli già convertiti in risaie. Scomparso il Ducato, i risaioli furono addosso al governo nuovo con ogni sorta di sollecitazioni; taluni con proteste e domande d'indennità per la patita sospensione; altri in senso più moderato, contentandosi che fosse conceduto senz'altro di poter riassumere la ricca coltivazione. Anzi, poiché correva l'anno 1848 e giovava in tutto il dar colore di patriottismo, un buon numero di essi proprietari offrivano di cedere porzione dei loro guadagni alla Guardia Civica. Nell'Archivio nostro non abbiamo i documenti relativi alle concessioni che si fecero sotto il Governo Granducale, dove la materia delle risaie era sottoposta a leggi e regolamenti del 5 Aprile 1842 e 1 Settembre 1849, confermate poi da un decreto del 6 Ottobre 1854. Certo è che sotto quel regime le risaie furono in parte riattivate, ma i permessi si rilasciarono in misura assai moderata, e mai più si videro risaie nel territorio lucchese, fuorché nei paduli di marina. Il Governatore Generale della Toscana il 12 Settembre 1860 pubblicava un regolamento apposito per le Risaie del Lago e Padule di Massaciuccoli e istituiva un Ispettore delle medesime. Il Governo italiano il 17 Gennaio 1866 soppresse quell'ufficio; poi con decreti de' 29 Agosto e 30 Dicembre 1868 approvava il Regolamento delle Risaie, compilato, a forma della legge, dal Consiglio della Provincia, ch'è attualmente in vigore (1879).

Questa serie, composta da una sola filza, comprende le carte della Commissione istituita dal Duca Carlo Lodovico nel 1840; poi pochissimo ascoltata, e soppressa in fine nel 1842.  

Tratto da http://archivi.beniculturali.it/ASLU/patrimonio/commissionesullerisaie.html

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