|
Riportiamo
due cartine del Piemonte riprese dal Piano di sviluppo agrario 2000 2006 della
Regione Piemonte, ci limitiamo a osservare, nella prima cartina, la dislocazione
delle risaie (colorati solo i comuni con con più di 5 ettari di risaie), nella seconda la dislocazione delle aree collinari depresse. E’
evidente come queste ultime costituiscano una sorta di "cintura" rispetto alle
risaie. E’ certo che tale situazione di depressione economica è stata
fortemente condizionata dalla diffusione delle zanzare prodotte dalle risaie.
Solo infatti dove era presente un forte tessuto industriale i comuni hanno potuto
evitare di ricadere nella classificazione di quelli depressi. La
concentrazione territoriale della risicoltura nelle pianure vercellesi, novaresi
e casalesi è del tutto evidente. Negli anni successivi all'ultima rilevazione
censuaria la coltivazione del riso ha interessato anche limitate aree delle Province
di Torino e di Cuneo. Occorre
avvertire che la recente riforma dell'organizzazione comune di mercato del riso
ha introdotto modifiche tali da rendere meno interessante dal punto di vista
economico la risicoltura; è pertanto da prevedere una ristrutturazione nel
settore, con possibili modificazioni anche della "geografia del riso".
La
tavola sottostante illustra la ripartizione del territorio regionale in zone altimetriche
secondo la classificazione adottata dal Consiglio Regionale con deliberazione
del 12 maggio 1988, n. 826-6658. Tale classificazione è stata successivamente
recepita dal CIPE con deliberazione del 28 giugno 1990. La
ripartizione del territorio in quattro classi altimetriche (montagna, collina
depressa, collina e pianura) rispondeva all’obiettivo primario di individuare
aree di montagna e di collina a rilevante depressione economica ("collina
depressa") su cui concentrare interventi specifici di valorizzazione ai
sensi dell’articolo 15 della legge 27 dicembre 1977, n. 984 (nota come
"legge quadrifoglio"). Successivamente, a tale classificazione hanno
fatto riferimento normative nazionali in materia contributiva (agevolazioni
contributive per il lavoro agricolo) o fiscale (agevolazioni nel pagamento
dell’imposta comunale sugli immobili). Come
è stato già detto a proposito della tavola 2, tale classificazione è
stabilita al livello di foglio di mappa catastale, secondo un criterio di
prevalenza. Le quattro classi rappresentano le seguenti quote di territorio
regionale: pianura, 29,9%; collina, 4,6%; collina depressa, 15,4%; montagna,
50,1%.
( Ripartizione del territorio in zone altimetriche (Deliberazione del
Consiglio Regionale del Piemonte 12 maggio 1988, n. 826-6658) Consideriamo
ora due soggetti: chi, non abitando nelle zone infestate, viene per turismo e
divertimento e chi ci vive quotidianamente Riportiamo
l’andamento degli arrivi dei turisti in Piemonte, in provincia di Novara,
Biella, Alesandria (Alexala) il Canavese e la provincia di Cuneo. Non
si può fare a meno di notare che
nelle
aree maggiormente interessate da risaie (Novara, Biella, Alessandria nei mesi di
luglio, agosto viene rilevato un evidente calo dell’ arrivo dei turisti,
rispetto ad esempio a due altre aree certamente meno interessate dalle risaie
come il Canavese o il Cuneese). In
Provincia di Alessandria nel 2005 si è passato da 19.500 arrivi a luglio a poco
più di 15.000 ad agosto per tornare a oltre 20.550 arrivi a settembre.
Come
esplicita conferma dell’influenza negativa delle zanzare sul turismo
alleghiamo una interessate ricerca condotta dall’IRES Piemonte dal
titolo - Il turismo nell’area del Parco di Crea
- nel marzo 2002. In
questa indagine orientata come dice il titolo sul Parco di Crea viene
esaminata un’ampia area del Basso Monferrato e del Casalese. Oltre
a evidenziare che tale area sotto il profilo delle presenze turistiche
è sotto la media Piemontese che già di per sè non eccelle né fra le
Regioni Italiane né in un contesto Europeo, l’indagine riporta i
risultati di 833 interviste a turisti ecco cosa dicono. (pagine
41 e seguenti) I dati socio anagrafici rilevati dalle interviste sul
campione di 833 casi descrivono un visitatore di età medio alta (dai 41
ai70 anni), di titolo di studio medio basso (licenza elementare e media)
e di professione impiegati e operai con una larga maggioranza di
pensionati. Il pubblico che frequenta il Monferrato il Sacro Monte di
Crea sembra essere prevalentemente un pubblico interno della regione
Piemonte di cui un grosso bacino proveniente dalla provincia di
Alessandria (zona del Casalese) seguita da quelle di Asti e Vercelli. Un
forte interesse è anche espresso dai visitatori provenienti delle
provincie limitrofe dei territori della Lombardia e della Liguria (la
meta è prevalentemente raggiungibile in non più di due ore di
automobile).La frequentazione avviene fondamentalmente in gruppi
auto-organizzati (famiglia ed amici) ed è totalmente automobilistica
benché vengano lamentata la scarsità di segnaletica e la viabilità
compromessa dallo stato delle strade stesse. La permanenza sul
territorio è legata prevalentemente alla giornata e la vista al Parco
è mediamente ai circa tre ore. Non sono molti i soggetti che prevedono
di pranzare sul territorio (infatti come detto precedentemente la voce
di spesa più indicata è fondamentalmente il viaggio) benché la spesa
per la ristorazione sia rilevante (18%) Solo il 18% degli intervistati
pernotta sul territorio, alloggiando in casa propria o di parenti e
amici, sottolineando così, un abitudine alla frequentazione del
territorio del Monferrato. Essendo un pubblico sostanzialmente adulto la
vista è legata fondamentalmente non soltanto alla visita del Santuario
delle cappelle e alla celebrazione della Messa, ma anche alla
passeggiata “domenicale”. Ciò che sembra più apprezzato del
Monferrato è il paesaggio tipica di questi territori lontani dalla
quotidianità urbana, seguito dall’interesse enogastronomico e
culturale, anche se viene lamentata la scarsità di informazioni sul
territorio intese sia dal punto di vista stradale (la segnaletica) e di
tipo turistico. Crea è legata invece ad interessi ambientali e
culturali legati al Santuario e al percorso devozionale, ma le critiche
che vengono mosse alla struttura sono di tipo pratico (come la mancanza
di adeguati servizi igienici e per portatori di handicap), come pure
quelle che riguardano la viabilità (la segnaletica, la strada di
accesso e la mancanza di posteggi). Il bacino di utenza sembra quindi
molto interessato al prodotto turistico Crea, tanto da trovare gli
stimoli per ritornare sul territori e ripetere la visita. Ciò a cui la
maggioranza dei turisti è interessata sono le informazioni culturali e
naturalistiche seguite dalle sagre e dalle feste patronali,
sottolineando così i grandi temi e punti di forza del prodotto
turistico territoriale del Monferrato. Le tavole delle pagine seguenti
descrivono nel dettaglio i risultati dell’indagine sul pubblico.” In
dette tavole vengono riportate le cose migliori del Monferrato e le
peggiori. Al
primo posto per le peggiori si citano le zanzare. Questo lo dicono i turisti che sono solo di “passaggio” che pur amando il Monferrato difficilmente si fermeranno anche solo per una notte e probabilmente lo ripeteranno ai loro amici quando tornano a casa. . Sia
consentita un ulteriore riflessione. In tutta la ricerca la parola
zanzara è citata 5 volte di cui 3 su scale di grafici. Nessuna
valutazione, indicazione, proposta viene accennata su questo problema
che, a detta degli stessi turisti, è al primo posto delle criticità
del parco di Crea e del basso Monferrato Riportiamo detti riferimenti: “Tra le cose peggiori del Monferrato notiamo subito come la presenza di zanzare (dovuto al clima estivo) sia stata immediatamente evidenziata dalla maggior parte dei visitatori (218 indicazioni).” Pag. 49 - “Dal
punto di vista naturalistico le uniche lamentele vengono dalla presenza
eccessiva di zanzare, dal clima del luogo durante la stagione estiva, e
la mancanza di pulizia.” Pag. 51 Pur comprendendo l’ambito “locale” della ricerca mi pare del tutto trascurato un fattore se non il fattore condizionante lo sviluppo turistico del Monferrato cioè l’eccesso di zanzare per altro ben segnalato dagli interessati. Con tutto il rispetto per i ricercatori che ritengo abbiano svolto un buon lavoro, mi pare che al capitolo delle “Proposte a livello locale” piuttosto che nelle “Conclusioni” evidenziare che si potranno pure ottenere tutte le “Chiavi verdi” o "Valige verdi” di certificazione ambientale che si vuole, ma finché ci sarà questa situazione ambientale degradata dalle zanzare proprio nei mesi di maggior attività turistica c'è da dubitare che il Monferrato potrà cogliere tutte le sue grandi opportunità di sviluppo. Punto
quindicesimo: è accertato che nella province interessate dalle risaie nel
periodo luglio- agosto ci sono delle punte negative di presenze turistiche: è
il periodo di maggior diffusione delle zanzare. Oltre ai turisti,
chi vive nei
territori funestati dalle zanzare, sia come semplici residenti che come titolari di attività, è costretto a spendere
cospicue somme del proprio reddito per difendersi da
questi insetti, per questo alcune considerazioni è giusto farle: Consideriamo
un appartamento di due stanze più sala, cucina e servizi con una finestra per
camera e una porta finestra sul balcone che dispone di almeno 12 mq di aperture
che devono esser protette dalle zanzare al costo di circa 50 € al mq compresa
la posa, sono circa 600 €, a questi vanno aggiunti almeno un apparecchio per
eliminare le intrusioni di zanzare in casa: altri 50 €, oltre a quantità più o
meno consistenti di stick, spray, fazzolettini imbevuti di sostanze repellenti a
seconda delle abitudini del consumatore ad uscire in ore serali e della sua
sensibilità alle punture. Stimiamo altri 50 € a stagione. A
questo vanno poi aggiunti i maggiori consumi di sapone ed acqua per lavarsi in
quanto cospargersi la pelle di queste sostanze si richiede certamente maggiore
attenzione all’igiene personale. Considerando
un ammortamento delle zanzariere di tre anni (costi di manutenzione e/o
sostituzione) avremo ogni anno una spesa per famiglia di oltre 300 €.
Considerando che i due milioni di soggetti (stima per difetto) sopra citati
corrispondano 900.000 famiglie (comprese quelle cosiddette mononucleari) avremo
una spesa sociale di 270 milioni di € all’anno. Naturalmente
considerando anche gli esercizi pubblici, gli uffici e tutte le altre attività
con attività serali e notturne, tali importi possono aumentare
considerevolmente, è evidente infatti che tali costi vengono poi ricaricati
nelle spese generali e si riflettono sul costo del servizio agli utenti,
consumatori. In certi casi poi come gli spettacoli all’aperto in ore serali e
notturne i cittadini si devono armare di pazienza, o di quantità industriali di
repellenti o come fanno molti, evitare di uscire.
|